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25

Gen

Workshop con Augusto Pieroni: Costruzione del portfolio

Questo corso affronta il tema del portfolio, lo strumento fondamentale per accreditarsi come autore/trice presso i referenti specializzati nel mondo fotografico: dalla comunicazione all’arte, dalla professione libera a quella corporate. 

 

Il percorso formativo prevede 6 incontri di due ore e mezza circa ed è articolato in due sezioni, una teorica e una pratica.

Si toccheranno i punti fondamentali per la creazione di un efficace portfolio e si lavorerà su serie fotografiche allo stato iniziale o incomplete portate dai partecipanti.

 

A chi è rivolto il corso: a praticanti appassionati o ad autori esperti

 

Giorni e orari: il corso inizierà il 4 febbraio e si svolgerà per 6 sabato dalle 10.30 alle 13.00 a Cisterna di Latina presso Cherì eventi in via Zanella.

 

COSTI: il corso costa € 180 per l’intero ciclo di 6 incontri.

Per tutti coloro i quali si iscriveranno entro il 6 gennaio il costo del workshop sarà di € 170.

 

Per info ed iscrizioni: mobilitazioniartistiche@gmail.com

oppure 328 56 79 035

AUGUSTO PIERONI

alcune informazioni sul docente:

Storico e critico dell’arte contemporanea; è coinvolto in convegni e presentazioni in Italia e all’estero.

Curatore di mostre: al suo attivo numerose collettive e personali, cataloghi e testi di presentazione per artisti italiani e internazionali.

Corrispondente dall’Italia per “Aperture” (New York), “Hotshoe” (Londra) e “Eyemazing” (Amsterdam), collabora con i periodici “Muse” (Milano), “Around Photography” (Bologna) e Luxflux - prototype” (Roma) con saggi e articoli sulla fotografia contemporanea. Dal 1992 giornalista free-lance per riviste specializzate (Tema Celeste, Tate art magazine, Arte e Critica, Opening, Juliet etc.), quotidiani (Liberazione, Manifesto, etc.) e radio (RadioRoma, Radio Rock etc.

Insegna Storia della fotografia contemporanea, relatore di tesi: Facoltà di Scienze Umanistiche, Univ. di Roma “La Sapienza”

Insegna Storia della Fotografia, relatore di tesi: Facoltà di Beni Culturali, Univ. della Tuscia, Viterbo

Insegna Arti Visive, Scuola Romana di Fotografia, Roma

24

Gen

Esposizione internazionale di Fotografie a Roma: Obiettivi Obiettività. Uno sguardo incrociato tra arte e scienza

Obiettivi Obiettività è una mostra che mette in correlazione le fotografie provenienti dai due campi di ricercal’arte e la scienza per una riflessione da un lato sulla volontà d’interpretare il reale in termini d’espressione artistica e dunque allontanarsene, dall’altro, d’avvicinarsene il più possibile per analizzarlo scientificamente e comprenderne il significato. Da queste visioni opposte scaturiscono alcune considerazioni estetiche ed emozionali che a volte sigillano la loro unione. A corollario di questa tematica si pone anche la questione della ricerca, dell’innovazione. 

Che rapporto tra ricerca artistica e ricerca scientifica?  

La mostra è introdotta da Eugène Atget e Berenice Abbott per porre subito la questione dell’obiettività in materia di fotografia, dato che questi due artisti si rivendicano testimoni del loro tempo. La fotografia si vuole qui documentaria, atta a conservare tracce del passato.  Idea d’inventario “utilitario”, di “collezione” in Atget e preoccupazione del reale, captazione dell’“istante che svanisce” in Abbott, fino al suo interesse per la fotografia scientifica.  In contrappunto con questa obiettività intenzionale, sono presentati Bernard Plossu e Jan Dibbets, due fotografi che hanno scelto chiaramente percorsi soggettivi. Seguono opere di artisti contemporanei di diversi Paesi, di varie generazioni e notorietà, con le loro estetiche, le loro tecniche particolari, dall’analogico al digitale e che permettono di scoprire una parte della varietà delle proposte fotografiche di oggi. Senza rinunciare alla vocazione documentaria, la fotografia si è diversificata nelle sue funzioni e tendenze. La fotografia creativa si è emancipata dal ruolo di semplice testimone della realtà che le era tradizionalmente assegnato. L’opera diviene il risultato di un atto di composizione che, a volte, si prolunga al di là dello scatto con un lavoro di postproduzione. 

Nel caso della ricerca artistica, l’immagine si costruisce a partire da un progetto o da una attitudine che aspira all’innovazione. Questa diversità di punti di vista è accentuata dalla presentazione delle immagini provenienti dalla ricerca scientifica, quelle del Cnrs Images e dell’Institut Pasteur, ove l’obiettività intenzionale degli autori è insita nella deontologia professionale. Tuttavia la fotografia scientifica non è la registrazione passiva di una realtà, infatti, mette gli oggetti “in scena” e agisce sulla loro materialità con diversi procedimenti di colorazione, per esempio. Fornisce dei modelli per la ricerca, modelli fotografici che sono dunque delle rappresentazioni analogiche e, per questo motivo, fanno appello alla creatività del ricercatore fotografo. I risultati sono spesso di un interesse estetico sorprendente e suscettibile di cattivare gli utilizzatori al di là della loro funzione iniziale. 

I fotografi 

Eugène Atget: 37 fotografie, vedute del vecchio Parigi, la « Zona », parchi e giardini, ornamenti architettonici. Con la partecipazione eccezionale della Médiathèque de l’architecture et du patrimoine, Paris.  

Berenice Abbott: vedute scientifiche realizzate al Massachusetts Institute of Technology, Boston. 

I fotografi contemporanei:

Citati per sezione “a cura” 

Emilio D’Itri, direttore di Officine Fotografiche 

Bruno Cattani, Maurizio Cintioli, Stefano De Luigi, Luigi Spina, Ernesto Notarantonio, Giancarlo Ceraudo, Carlo Gianferro, Emanuele Inversi, Paola De Grenet, Fabiano Parisi, Manolo Cinti, Alessandro Dandini De Sylva, TerraProject Photographers.

Renata Tartufoli, presidente di Livre Lecture 

Bernard Plossu, Deborah Willis, Béatrix von Conta, Serge Clément, Arièle Bonzon, Béatrice Helg, Jacques Damez, Catherine Gfeller, Judith Albert, Julia Fullerton-Batten, Alejandro Gomez de Tuddo, Géraldine Lay, François Deladerrière, Rip Hopkins, Agnès Geoffray, Damien Darchambeau, Philippe Pétremant, Delphine Diallo, Aurore Valade. 

Jacopo Benci, vice direttore Belle Arti, Accademia Britannica 

John Riddy, Toby Glanville, David Spero, Lala Meredith-Vula.

Bas Ernst, responsabile culturale dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi 

Jan Dibbets,Fons Brasser, Anoek Steketee.

Arthur Weststeijn, responsabile culturale del Reale Istituto Neerlandese

Krien Clevis, Emily Bates, Rob Johannesma.

Mette Perregaard, direttrice del Circolo Scandinavo 

Tero Puha, Mikkel Olaf Eskildsen, Kirsi Marja Metsähuone, David Morrow. 

Le fotografie del CNRS Images 

30 fotografie a cura d’Adèle Vanot, responsabile della fototeca del CNRS e di Pierre Grech, ingegnere al CNRS, all’Institut d’électronique du Sud, specialista di microfotografia. 

Le fotografie dell’Institut Pasteur 

20 fotografie a cura di Michaël Davy, responsabile della fototeca dell’Institut Pasteur. 

Produzione e Organizzazione 

Livre Lecture, Officine Fotografiche

Partners

Istituzioni e organismi francesi: Ministère de la culture et de la communication, Médiathèque de l’architecture et du patri moine, Ministère de l’enseignement supérieur et de la recherche, Centre national de la recherche scientifique, Ministère des Affaires étrangères et européennes, Ambassade de France, Institut Pasteur. 

Istituzioni a Roma: Accademia Britannica, Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, Reale, Istituto Neerlandese, Circolo Scandinavo; Istituto Svizzero.

La mostra Obiettivi e Obiettività prosegue

dal 30 gennaio al 24 febbraio 2012
Dal lunedì al venerdì H 10.00 - 13.00 / 15.00 – 19.30

chiuso il sabato e la domenica - Ingresso Libero


Officine Fotografiche
via G. Libetta, 1 00154 - Roma
Tel + 39 065125019

www.officinefotografiche.org | of@officinefotografiche.org 

Per scaricare il catalogo online www.livrelecture.org email livrelecture@virgilio.it

23

Gen

Elisa Abela - Un grosso affare. Fotoromanzi usati alla s.t. foto libreria galleria

A due anni dalla sua prima personale, Elisa Abela  presenta negli spazi di s.t. foto libreria galleria, dal 27 febbraio al 31 marzo 2012, una nuova serie di collage, frutto delle molteplici sollecitazioni che l’artista continua a cogliere in questa tecnica-simbolo della ricerca estetica del Novecento. 

Prima di approdare nuovamente a Roma, sempre dividendosi -o meglio moltiplicandosi, tra la creazione visiva e quella musicale- Abela ha esposto i suoi lavori al BOCS di Catania e alla Galleria Nopx di Torino, e ha partecipato al progetto collettivo itinerante Quadratonomade, in programma al Palazzo delle Esposizioni di Roma dal 29 febbraio al 4 marzo 2012.
Nel tempo trascorso e nello spazio percorso, Elisa Abela non ha smesso di giocare con le immagini e le parole via via trovate, raccolte, ritagliate, affinando e arricchendo i suoi procedimenti di appropriazione e messa in scena dei documenti cartacei del passato: dai collage su diverse tipologie di supporto (carta semplice, carta fotografica, singole pagine di vecchi libri, plexiglass, fogli di acetato)  ai libri d’artista (volumi del passato integralmente riallestiti con ritagli di varia provenienza e album creati ex novo a partire da un percorso narrativo svolto su singoli fogli), fino alla manipolazione tridimensionale degli stessi supporti cartacei.


Nella mostra Un grosso affare. Fotoromanzi usati, curata da Paola Paleari, confluiscono un nucleo di lavori direttamente ispirati dal repertorio dei rotocalchi illustrati del secolo scorso, accanto a una serie di opere in cui l’artista dà vita a nuove forme di racconto per immagini e ricrea ambienti di prossimità inedita tra fotografia e testo.
Fenomeno editoriale squisitamente nostrano, il fotoromanzo ha destato negli ultimi anni un nuovo interesse, sia come prodotto culturale atipico, specchio di un’epoca in transito dai perbenismi agli estremismi, sia per le sue possibili rivisitazioni in chiave contemporanea e sperimentale. Lo dimostra tra l’altro il progetto recentemente promosso dal Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo, con la produzione del fotoromanzo Ricordami per sempre (a cura di Matteo Balduzzi, con fotografie di Marco Signorini e testi di Giulio Mozzi) e della mostra-convegno Scene da fotoromanzo, a cura di Silvana Turzio.
Il fotoromanzo è prima di tutto colto da Elisa Abela come modello compositivo, un paradigma linguistico desueto ma ancora vitale di abbinamento tra parola e immagine: sia in quanto racconto illustrato, al quale concorrono tutti gli elementi presenti nella pubblicazione; sia per l’autonomia comunicativa di ogni singola scena fotografica, che si colloca nello spazio della pagina e nel tempo del racconto come un’unità propria, con una sua finitezza semantica e narrativa.
E’ poi naturalmente sui contenuti ideologici e simbolici tipici di questo genere di narrazione,  sul suo ricco repertorio di situazioni emotive reiterate, prevedibili, ma al tempo stesso sopra le righe, colme di pathos, che si esercita l’azione perturbante e manipolatrice dell’artista.
Ne è un esempio Una notte che non potrò dimenticare, in cui i frammenti tratti da un vecchio rotocalco -principalmente i primi piani dei protagonisti e le frasi d’amore e di gelosia che questi si scambiano nella finzione - vengono ricomposti in una sceneggiatura che lascia trasparire un nuovo universo di inclinazioni sessuali.
In un altro libro-collage, Anche io ho commesso un errore ( titolo-ritaglio tratto da una campagna pubblicitaria molto popolare nella sua versione televisiva, ai tempi di Carosello), una personalità nota come Mike Bongiorno - che all’alba della sua carriera fu anche attore di fotoromanzi - perde la sua aura rassicurante e si tramuta in una figura vagamente sinistra.
Un ciclo di collage non direttamente legato a una fonte foto-romanzesca, ma capace piuttosto di imprimere un tono di finzione autobiografica a un’opera di tutt’altra matrice,  è quello tratto da Il mio sistema per le donne dello scienziato danese J.P. Müller: un manuale di ginnastica femminile di grande successo, pubblicato nel 1913 e più volte rieditato con nuove illustrazioni, da cui l’artista ha estrapolato ed elaborato alcuni elementi ricorrenti in tre edizioni successive.
Nei lavori più recenti di Elisa Abela, il legame tra parola e immagine, oltre ad essere affidato al nastro isolante e al tratto di pennarello, è amplificato dall’utilizzo di materiali trasparenti capaci di produrre  una realtà multilivello, che distorcendo la tipica fissità della scena foto-romanzesca, rendono la lettura ancora più fitta, intricata, e dunque affascinante.
I supporti in materiale plastico e acetato sono utilizzati anche in altre opere: box tridimensionali che con la loro struttura incasellano  -o ingabbiano?- vecchie fotografie, e buste sigillate che insieme ad altre foto anonime custodiscono -o rinchiudono?- lettere provenienti dal passato e forse mai aperte.
La scelta di utilizzare  basi trasparenti e di operare una manipolazione plastica dei documenti cartacei, consente di moltiplicare i piani di lettura del collage, offrendo la visione simultanea delle sue diverse parti e trasformando dunque anche lo spazio esterno in un ulteriore livello di narrazione.
Il lavoro che dà il titolo alla mostra, Un grosso affare, si presenta appunto come una “storia a strati” in cui in cui l’artista, partendo da un manifesto pubblicitario degli anni settanta stampato su un supporto semitrasparente, e attraverso successivi interventi con pittura a olio, ritagli di riviste e nastro isolante, riesce a tenere simultaneamente in gioco più scenari di figurazione e di racconto.
Che le opere si sviluppino sulle due dimensioni della carta, o che tentino di interloquire con lo spazio circostante, l’obiettivo di Elisa Abela è sempre lo stesso: mettere in scena delle storie tanto simbolicamente stratificate e ambigue quanto immediatamente coinvolgenti.



Info 

Elisa Abela
UN GROSSO AFFARE
Fotoromanzi usati

a cura di Paola Paleari

con un testo di Silvana Turzio

27 febbraio - 31 marzo 2012; dal lunedì al sabato 10:30-19:30
opening: lunedì 27 febbraio,  ore 19:00

s.t. foto libreria galleria 

via degli ombrellari, 25 Roma 00193  +39 0664760105

info@stsenzatitolo.it  www.stsenzatitolo.it

19

Gen

Milano. Polaroid: Easy Art?

Una mostra per celebrare la macchina fotografica Polaroid al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci.
La mostra internazionale e itinerante POLAROID: EASY ART? si terrà a Milano a partire dal 26 gennaio 2012. 130 immagini realizzate da 89 artisti saranno esposte al pubblico dal 27 gennaio 2012 al 26 febbraio.

Opening giovedì 26 Gennaio 2012, ore 18.30 . Ingresso libero via Olona 6.
Dal 27 gennaio la visita alla mostra è inclusa nel biglietto del Museo (ingresso via San Vittore 21)


La mostra fotografica, ideata e curata da Mirko Albini e realizzata in collaborazione con il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano (MUST), presenta 130 stampe fine art di immagini Polaroid realizzate da 89 artisti e fotografi provenienti da 12 paesi diversi.

Il progetto, giunto alla sua terza edizione (la prima al castello di Dolceacqua in Liguria nel 2010 , la seconda a Nizza nel 2011), vuole celebrare la macchina fotografica Polaroid, meraviglia tecnologica concepita a partire dal 1945 da Edwin Land, che per milioni di persone ha rappresentato il mezzo per documentare la realtà, fermare i ricordi e dare sfogo alla creatività in modo istantaneo.

Inoltre verranno allestiti dei mini atelier in cui far conoscere al pubblico del Museo la versatilità della tecnica Polaroid.

Gli artisti coinvolti nel progetto espositivo.

Agafia Polynchuk, Andre Fromont, Antoine Camus, Beat Burkhard, Bernd F. Oehmen, Birgit Zartl, Cass Cameron, Cécile Neyrat, Cedric Beal, Cedric Busquant , Chris Mettraux, Christel de Block, Christine Vacher, Christophe Cordier, Clement Grosjean, Corinne Heraud, Cyril Auvity, Daniel Gonzalez, Deborah Parkin, Elizerman, Emilie Forestier, Emilie Trouillet, Emmanuel Delaby, Eugenio Sinatra, Fabrice Abraham, Filippo Centenari, Florian Ferre, George Weiss, Gerald Chors, Guillaume Pollino + Eve le Gall, Harold Mareau, Irina Mashurova, Jacob Salomon, James Carroll, James Jimmy Moore, Jeanne Rossetto, Jeff Hutton, Jeffery Hilllier, Jena Ardell, Jeremy Malmasson, Jerome Allart, Jessica Reinhardt, John Gee Gibbons, Jonas Wettre, Jorge Crooke, Kelly Creed, Kelly Knaga, Lajos Gombos, Lia Saile, Luce Roux, Luke Serwach, Marion Lanciaux, Marion Carreno & Yannick Lemoine, Mark Erickson, Matteo Varsi, Maxime Simon, Michael Meniane, Mirko Albini, Morgan Kendall, Nelly Boustie, Nicola Delorme, Nicolas Darphin, Nuno Tudela, Noah Kolb, Olivier Facon, Paolo Mori, Patrick Cockpit, Penny Felts, Philippe Bourgoin, Philippe Garcia, Philippe Reichert, Renaud Bessaih, Rhiannon Adam, Riccardo Testolin, Rudy Ramos, Sheila Devlin, Siegfried Holzbauer, Stefano Aspiranti, Theo Delange, Thobias Kern, Thomas Fabiani, Thomas Ville, Thibault Tourmente, Valerie Evrard, Vincent Galiano, Vincent Lyky, Zhenya Radlov, Zora Strangefield

All’opening del 26 gennaio e domenica 29 gennaio, prima domenica di apertura al pubblico, “Polaroid easy art?” invita alcuni “special guest“: gli artisti di Polaroid Art Italy per realizzare delle dimostrazioni in cui far conoscere al pubblico la versatilità della tecnica Polaroid .


Roma. Evgen Bavcar Il buio è uno spazio.

Giovedì 18 gennaio 2012 alle ore 18, inaugura a Roma presso il Museo di Roma in Trastevere, la mostra “Il buio è uno spazio” di Evgen Bavcar che rimarrà aperta al pubblico dal 19 gennaio al 25 marzo 2012. 

La mostra, promossa da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico - Sovraintendenza ai Beni Culturali, è curata da Enrica Viganò. La produzione è organizzata da Admira in collaborazione con Galerie Esther Woerdehoff, Parigi. Supporto organizzativo e servizi museali Zètema Progetto Cultura.

Le immagini di Evgen Bavcar sono una vera e propria sfida al limite fisico della sua cecità. Ognuna di esse, nella sua poeticità, rimarca una volta di più quanto guardare e vedere siano due concetti estremamente diversi, e sottolinea la profonda sensibilità di questo incredibile fotografo che riesce a mostrarci aspetti del visibile a noi ignoti. Le opere prendono forma dai suoi ricordi e dalle suggestioni evocate dal mondo circostante, che Bavcar rielabora con grande profondità, creando “visioni dell’anima” oniriche ed emozionanti.

Evgen Bavcar è uno degli autori più apprezzati del mondo della fotografia ma è anche non vedente dall’età di dodici anni, quando due terribili incidenti hanno gettato nel buio la sua vita. Costretto a fuggire dall’oscurità esteriore trova rifugio nei luoghi più nascosti della propria anima, percorrendo territori inesplorati ed indefinibili e restituisce il frutto della sua ricerca attraverso una serie di immagini mentali che attinge da un “presepe di ricordi”. Dall’archivio della memoria estrae immagini che svelano un mondo interiore ricco e circondato di misteri. Le sue fotografie hanno il profumo della Slovenia ed esprimono il ricordo di spazi, luci e forme della sua infanzia. Molti gli chiedono come fa a fotografare. Risponde: “Mi dovete chiedere non come, ma perché fotografo. Scatto in rapporto ai rumori, ai profumi e soprattutto in relazione alla mia esperienza della luce. Poi scelgo le mie foto facendomi consigliare da amici con lo sguardo libero da ossessioni personali”.

La mostra in esposizione a Roma presenta una selezione delle sue famose stampe in bianco e nero e - in anteprima assoluta per l’Italia - alcuni dei suoi scatti a colori.

Biografia 

Nasce nel 1946 in Slovenia. All’età di 12 anni, dopo due incidenti a distanza di un anno, perde completamente la vista. Studia a Parigi dove si laurea in filosofia. Ha condotto trasmissioni radiofoniche per France Culture. Nel 1988 è stato fotografo ufficiale del Mois de la Photographie a Parigi. Dall’inizio degli anni Novanta, è tra i fotografi più richiesti d’Europa e nel 1992 l’editore francese Seuil ha pubblicato un suo volume con fotografie e saggi. Evgen Bavcar ha esposto il suo lavoro in molte mostre personali e collettive. Tra le prime ricordiamo Evgen Bavcar, Palazzo Bagatti Valsecchi, Milano, 1995; Evgen Bavcar, Galerie Susanne Zander, Colonia, 1995; Evgen Bavcar – Fotografie, Villa Oppenheim, Berlino, 2003; Evgen Bavcar - Wagen meiner Kindheit, Villa Oppenheim, Berlino, 2004. Tra le seconde, Face cachée, Galerie Esther Woerdehoff, Parigi, 2005;XIV Encuentros Abiertos de Fotografía-Festival de la Luz 2006 Argentina, Fundación Luz Austral, Buenos Aires, 2006.

L’artista vive tra Parigi e la Slovenia.

Scheda Info

Evgen Bavcar Il buio è uno spazio

Vernice: mercoledì 18 gennaio alle ore 18

19 gennaio - 25 marzo 2012, chiuso il lunedì

Museo di Roma in Trastevere

Piazza  S.Egidio 1B

Orari: Martedì-domenica 10.00-20.00

Info

Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)

www.museodiromaintrastevere.it - www.060608.it

12

Dic

La fotografia del Giappone (1860-1910). I Capolavori

Per la prima volta in Italia, nelle sale dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, l’affascinante selezione di oltre 150 stampe fotografiche originali realizzate dai grandi interpreti giapponesi ed europei di quest’arte, agli albori della storia della fotografia, fra il 1860 e i primissimi anni del Novecento.

Dal 17 dicembre al 1° aprile 2012, l’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti di Venezia ospita, per la prima volta in Italia, una mostra che presenta oltre 150 stampe fotografiche originali realizzate dai grandi interpreti giapponesi ed europei di quest’arte, agli albori della storia della fotografia, fra il 1860 e i primissimi anni del Novecento.

L’iniziativa, dal titolo La Fotografia del Giappone (1860-1910). I capolavori, curata da Francesco Paolo Campione, direttore del Museo delle Culture di Lugano, e da Marco Fagioli, coprodotta dal Museo delle Culture di Lugano e Giunti Arte mostre musei, cui si affianca, per l’appuntamento italiano, l’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, propone i capolavori di uno dei più importanti capitoli della storia della fotografia - nata in Europa ma subito sperimentata in Giappone - proprio nel periodo in cui, abbandonando un isolamento che durava da trecento anni, il Paese del Sol levante si apriva all’America e all’Europa, influenzando, con le immagini e le espressioni della sua creatività, il gusto dell’intero Occidente.

Inaugurazione: venerdì 16 dicembre, ore 18.00

Sono esposte le opere di alcuni grandi fotografi delle origini, primo fra tutti l’inglese Felice Beato (1833 - 1907) che, con un piccolo gruppo di artisti giapponesi, diede vita a uno stile, chiamato Scuola di Yokohama, e a una tecnica particolare. Questi personaggi riuscirono a unire la fotografia, la forma artistica più d’avanguardia di quel tempo, con la tradizione delle grafiche giapponesi, realizzando stampe fotografiche su carta all’albumina delicatamente colorate singolarmente a mano da raffinati artigiani.

Queste immagini destinate prevalentemente ai viaggiatori stranieri, offrivano rappresentazioni del paesaggio e della cultura giapponese, con una funzione che è sostanzialmente quella di produrre souvenir di viaggio e della memoria esotica. Tale genere esprime uno stile fortemente riconoscibile che non trova, allora, eguali nel mondo per la qualità dell’interazione fra la stampa all’albumina, la raffinatezza della ricerca fotografica e la finissima colorazione che, in alcuni casi, produce un risultato finale vicino a quello delle moderne fotografie a colori. 

Il percorso espositivo, organizzato per sezioni indaga la rappresentazione del paesaggio e la natura “educata” dalla cultura, il gusto dell’esotismo e il profondo rapporto tra la fotografia e le stampe del ukiyo-e, l’immagine della donna còlta nei molteplici aspetti della bellezza sublime, come in quello dei mestieri e delle attività della casa, della bottega e dei campi e della donna di piacere, ritratta nei quartieri a luci rosse chiamati “città senza notte”. O ancora, l’analisi degli stereotipi dell’immagine maschile, dai samurai ai bonzi, dai lottatori di sumo a tutti gli interpreti quotidiani di una realtà ideale che, talvolta, declina anche verso l’«anormalità» e il capriccio. 

La relazione fra il sacro e il profano viene esaminata attraverso una serie di fotografie che ritraggono le attività lavorative e altre scene di vita comune, i templi, le cerimonie e le feste. 

La mostra si conclude con le opere dei grandi interpreti della fotografia giapponese e straniera, come Kusakabe Kimbei, considerato il maestro nel realizzare sofisticate fotografie all’albumina colorate a mano.

L’esposizione è accompagnata da un importante volume, pubblicato da GAmm Giunti, che affronta con il contributo di diversi specialisti i differenti aspetti della fotografia in Giappone.

Data Inizio:17 dicembre 2011 

Data Fine: 01 aprile 2012 

Costo del biglietto: Per informazioni 199.199.111 

Luogo: Venezia, Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, Palazzo Cavalli Franchetti 

Orario: lunedì-domenica 10-18; chiuso martedì 

Sito Web: http://www.clponline.it

Venezia, Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, Palazzo Cavalli Franchetti 

Città: Venezia 

Indirizzo: Campo Santo Stefano 

Provincia: (VE) 

Regione: Veneto 

Sito web: http://www.clponline.it



(Fonte: beniculturali.it)

07

Dic

Lucca Photo Fest.

Si prevede una forte affluenza di pubblico per l’ultimo weekend di apertura del LUCCA PHOTO FEST, anche per la coincidenza con il lungo ponte dell’Immacolata. Il pubblico del Festival Internazionale di Fotografia, che proviene da tutta Italia e dall’estero, è richiamato dalle mostre e dagli eventi collaterali che nella maggior parte dei casi sono anteprime ed esclusive mondiali, confermando che il Lucca Phot Fest è un evento ormai considerato un must nel mondo della fotografia internazionale.

Il tema di quest’anno è “Sguardi d’Oriente”, con una selezione di mostre ed autori che hanno emozionato, affascinato e coinvolto il pubblico in queste tre settimane di Festival.

Nella “passeggiata fotografica in città” si consiglia di non perdere assolutamente:

Real Collegio, oltre al padiglione dedicato alla Video Arte, presenta “L’India: aristocratici e antichi palazzi”, gli antichi palazzi, e i ritratti di aristocratici di alto lignaggio scattati tra la fine dell’800 e i primi del ‘900. 

“Felice Beato e la scuola di Yokohama”. una selezione di preziose immagini realizzate nel Giappone della fine dell’800 da Felice Beato e dai suoi seguaci. 

“I cinema itineranti dell’India”, reportage realizzato dal fotografo indiano Amit Madheshiya, che ha vinto il World Press Photo 2011 nella categoria “Arts and Entertainment”.

La fotografia della Cina contemporanea, trasgressiva e dissacrante, è rappresentata dai due geniali Li Wei e Wang Qing Song, le cui opere si stagliano magnificamente sullo sfondo degli affreschi di Villa Bottini. Il grande maestro della fotografia erotica giapponese, Nobuyoshi Araki, presenta alla Chiesa dell’Alba, una selezione di 20 polaroid inedite.

Nella Chiesa dei Servi, si susseguono emozioni diverse nelle tre mostre che vi sono allestite: Oh Soon Hwa, artista coreana delicata e poetica racconta la storia delle giovani spose del Delta del Mekong, l’eclettico artista di Singapore Jing Quek, racconta una sua personale mitologia con visioni accattivanti, coloratissime e provocatorie.

Si discosta, invece dal tema legato all’Oriente, la mostra di Enrico Genovesi “Spettacolo Nostalgia”, che ha vinto il ROBERTO DEL CARLO Photo Contest’11, un concorso internazionale che, grazie al sostegno del famoso brand di calzature lucchese, sta incentivando fortemente nuovi talenti della fotografia che con la partecipazione al Festival, hanno l’opportunità di essere conosciuti dal grande pubblico e dalla critica.

La Chiesa di San Cristoforo è la sede ideale per il World Press Photo 2011, la mostra del più importante concorso di fotoreportage del mondo.

Proseguiranno, invece, fino al 29 gennaio, le mostre di Palazzo Ducale e di Palazzo Guinigi.

A Palazzo Guinigi “VII Looks East”, una produzione del Lucca Photo Fest in anteprima mondiale che celebra il decennale della più importante agenzia di fotoreporters del mondo, la VII Photo Agency, che ha scelto il Festival lucchese come unico evento in Italia e il terzo in Europa (oltre ai festival di Arles e di Perpignan) per festeggiare questa importante ricorrenza. La mostra, dopo Lucca, inizierà un viaggio attraverso l’Europa e gli Stati Uniti.

A Palazzo Ducale, la suggestiva, struggente mostra del main guest del Festival, il maestro giapponese Kenro Izu, che ha conquistato la critica nazionale non solo con le sue opere, ma anche con la sua straordinaria umanità.

Nella Galleria dell’Ammannati, un tuffo nella Tokyo contemporanea, con le immagini in grande formato di Francesco Jodice, premiato con il Nikon Taf per la fotografia italiana 2011.

Ancora a Palazzo Ducale, “Here? or There?” opera onirica dei cinesi Lin Tian Miao e Wang Gong Xin, che nel 2002 fece scalpore alla Biennale d’Arte di Shanghai. 

Le mostre a Palazzo Ducale e Palazzo Guinigi, proseguono fino al 29 gennaio, una straordinaria opportunità per tutti coloro che vogliano vedere o rivedere queste rare e preziose immagini.

Il programma può essere consultato al sito www.lupf.it

30

Nov

Nur (Luce) fotografie di Monika Bulaj @ Officine Fotografiche di Roma.

 

Venerdì 16 dicembre 2011, alle ore 18.00, inaugura, presso le Officine Fotografiche di Roma, Nur (Luce) fotografie di Monika Bulaj. A cura di Maurizio G. De Bonis e Valentina Trisolino per Punto di Svista, la mostra, organizzata da Officine Fotografiche, rimarrà aperta fino al 15 gennaio 2012. 

 Nur, ovvero ‘luce’: questo è il nome che la fotografa Monika Bulaj ha dato al suo progetto fotografico incentrato sull’Afghanistan. La sua è una prospettiva originale, mimetica nel senso più stretto del termine: Bulaj si è letteralmente calata nella realtà complessa e sfaccettata di un mondo di cui, nel cosiddetto Occidente, giungono solo echi di violenza, guerra e strenui tentativi di un fondamentalismo mai domo di restaurare un clima di terrore e oscurantismo a fronte di un difficile cammino verso la democrazia

L’esposizione, composta da trentasette immagini, di cui alcune di grande formato, pone la propria attenzione sulla realtà afgana, la quale pur conoscendo la sovraesposizione mediatica internazionale da ben dieci anni rimane, special modo per il mondo occidentale, un’enigma velato di paure e pregiudizi. L’obiettivo del suo progetto è stato quello di mostrare il mondo nascosto del popolo Sufi, le tribù nomadi e le minoranze che abbracciano quest’antichissima tradizione pre-islamica, disprezzata dai talebani wahhabita.

Monika Bulaj, con un taccuino e una fotocamera Leica, ha esplorato da sola questo Paese, ne ha respirato l’essenza, conosciuto la bellezza umana e del paesaggio. Si è inondata di luce, una luce che rende unico questo territorio e che lei stessa definisce “un giardino luminoso”. Lo scopo della Bulaj è quello di evitare gli stereotipi e di vivere dal di dentro la vita delle popolazioni che intende studiare e capire. La fotoreporter polacca è artefice di una fotografia documentaria non di consumo, né banalmente cronachistica, quanto piuttosto di intensa e appassionata analisi della condizione esistenziale di esseri umani di cui in occidente si ha spesso un’idea distorta.

Monika Bulaj (1966) è una fotografa, documentarista e reporter polacca. Da anni vive in Italia, a Trieste. Ha collaborato per diverse testate giornalistiche tra le quali Il Venerdì di Repubblica, National Geographic, EAST – European and Asian Strategies, La Repubblica, D – La Repubblica delle Donne, Io Donna – Corriere della Sera, Internazionale. Ha pubblicato diversi libri tra i quali “Libya felix”, Mondadori 2002; “Donne, storie e progetti”, Alinari 2004; “On the move”, SKIRA 2007; “Genti di Dio. Viaggio nell’Altra Europa”, con la prefazione di Moni Ovadia, Frassinelli 2008. Nel 2005 ha vinto il premio Grant in Visual Arts 2005 da parte di European Association for Jewish Culture e nel 2009 il Premio Chatwin “Occhio assoluto”.

Nur (Luce). Fotografie di Monika Bulaj

A cura di Maurizio G. De Bonis e Valentina Trisolino per Punto di Svista

Inaugurazione, venerdì 16 dicembre 2011 ore 18.00
A seguire l’incontro con l’autrice

La mostra prosegue dal 16 dicembre 2011 al 15 gennaio 2012

Dal lunedì al venerdì H 10.00/13.00 – 15.00/19.30

INFO
Punto di Svista: www.puntodisvista.net / info@puntodisvista.net

Officine Fotografiche via G. Libetta, 1 00154 Roma

www.officinefotografiche.org / info@officinefotografiche.org

25

Nov

Nostalgia. Le fotografie di Marco Soellner da Wo-ma’n, la prima Home - Gallery dedicata alla fotografia.

Sabato 26 Novembre 2011 alle ore 18.00, inaugura a Roma presso la Home Gallery Wo-Ma’n, la mostra dell fotografo Marco Soellner dal titolo Nostalghìa, curato da Auronda Scalera, che rimarrà aperto al pubblico dal 26 Novembre al 22 Dicembre 2011.

La mostra è promossa da Officine Fotografiche e fa parte della Fase 2 di OcchiRossi Festival dove “Le Mostre Invadono la Città” e i luoghi non convenzionali, quali bar, panetterie, edicole, trattorie, fruttivendoli e parrucchieri, diventano spazi espositivi, per portare la fotografia ovunque e renderla accessibile non soltanto a un pubblico specializzato.

Wo-ma’n è la prima home - gallery dedicata alla fotografia, un progetto nato a Roma nel 2010 dall’idea di Auronda Scalera e dalla passione dei fotografi Marta Rossato e Wolfango De Spirito, che hanno deciso di fondere il concetto di casa con quello di galleria. Dal living alla cucina, dalla doccia alle cabine armadio, tutti gli ambienti sono messi a disposizione per essere luoghi espositivi e, di volta in volta, ogni autore sarà chiamato a confrontarsi con questa nuova idea di esposizione. Ogni mostra diventa così un evento informale, simile ad una cena tra amici. L’auspicio è che questo nuovo modo di fruire l’arte e la fotografia si dilati velocemente per creare una rete di “case fotografiche” dove poter dare spazio a nuove idee e modi per godersi la fotografia.

La seconda mostra ospitata nella home-gallery è Nostalghia/Ностальгия, dove l’autore Marco Soellner si fa ispirare dal concetto di tempo ma soprattutto dal lavoro del cineasta russo Andrej Tarkovskij che vedeva nella fotografia la possibilità di fissare il tempo e documentare la sua prossimità alla memoria. Le foto di Marco Soellner lavorano sulla fusione di passato e presente, il valore nostalgico dell’immagine, l’estetica del ricordo e, il tempo vivido delle foto è una finestra che dilata l’occhio su spazi immaginari.


L’autore è un archeologo del tempo, che ci svela luoghi a noi vicini ma sconosciuti di Roma, giocando con atmosfere sospese come se non appartenessero a nessun tempo preciso ma soltanto alla sostanza dei ricordi. Nostalghia è ciò che rimane rispetto a ciò che scorre: cattura l’immobilità degli affetti soffusi e diffusi tra tende che filtrano il tempo e disintegra i corpi nella luce pulviscolare del sole. Il Tempo qui gioca, tra l’eterna tensione d’essere immobile e nello stesso tempo immerso nella mobilità della vita che lo trascina inesorabilmente in esilio.

Sabato 26 Novembre, alle ore 19, la serata inaugurale sarà arricchita dalla proiezione del video Nostalghia/Ностальгия, realizzato dall’autore per l’occasione.

MEMORANDUM – Festival della Fotografia Storica

Apre a Roma dal 2 dicembre 2011 al 13 gennaio 2012 il Festival della Fotografia Storica ME-MORANDUM, che l’ICCD propone per la prima volta nella capitale. Promossa dall’Associazione Stilelibero in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e l’ICCD, la mostra è allestita all’interno dell’ex chiesa delle Zitelle nel complesso del San Michele a Roma.
Sono in mostra i reportage di indagine sociale di Giancarlo Terreo, 50 anni di storia popolare, dall’Italia ai Balcani, di proprietà della Cassa di Risparmio di Biella. Accanto al fotografo scom-parso nel 2006 troveranno spazio altri archivi: dalle foto della guerra di Crimea di James Ro-bertson (Archivi Alberti La Marmora), all’automobilismo sportivo (Archivi Pirelli), ai primi voli in aerostato (Fondazione Famiglia Piacenza). Materiali che hanno animato la 2a Edizione del Festival, tenutasi a Torino e Biella nel febbraio-marzo 201.


MEMORANDUM – Festival della Fotografia Storica si pone come obiettivo la valorizzazione di immagini di grande valore storico-culturale e di forte impatto emotivo ma spesso sconosciute, rendendole “visibili”, alcune per la prima volta, al grande pubblico.
Oltre alla diffusione di questo ricchissimo patrimonio culturale “nascosto”, il progetto si propone di aprire una discussione sui temi legati all’archiviazione, dando vita ad una rete di soggetti attivi in questo settore. L’evento dunque non è finalizzato alla mera fruizione ma vuole realizzare un risultato concreto e aperto a successivi sviluppi, proponendo strumenti e competenze che possano contribuire ad alimentare nel tempo forme di attenzione attiva, spunti operativi, avvio di nuove professionalità relativi ai temi su cui il progetto è incentrato.


Informazioni utili:
inaugurazione 2 dicembre 2011, ore 18,00
Prenotazone: non necessaria - telefono visite guidate 3-4 dicembre 2011: 06 58552220
Orario: 3 dicembre 2011 - 13 gennaio 2012, dalle 10,00 alle 18,00, esclusi sabato, domenica e festivi; Sabato 3 e domenica 4 dicembre apertura straordinaria visite guidate con i curatori su prenotazione tel. 06 58552220

Roma, Istituto Centrale per il catalogo e la documentazione
Città: Roma
Indirizzo: Via di San Michele a Ripa 18
Provincia: (RM)
Regione: Lazio
Telefono: 06 58552220
Fax: 06 58332313
E-mail: ic-cd@beniculturali.it
Sito web: http://www.iccd.beniculturali.it