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<rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" version="2.0"><channel><atom:link rel="hub" href="http://tumblr.superfeedr.com/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"/><description></description><title>Totally Unnecessary Art</title><generator>Tumblr (3.0; @totallyunnecessaryart)</generator><link>http://www.totallyunnecessaryart.com/</link><item><title>Francesca Woodman, un libro ripercorre gli anni romani.</title><description>&lt;p&gt;Isabella Pedicini, autrice del libro Francesca Woodman. Gli anni romani tra pelle e pellicola (pubblicato da Contrasto in italiano ed inglese) in dialogo con la giornalista Valentina Della Seta, presenterà un ritratto del tutto inedito della grande fotografa Francesca Woodman, di cui nel volume ha studiato il periodo trascorso a Roma alla fine degli anni Settanta, a contatto con l’ambiente artistico della città. Dalla libreria Maldoror di Giuseppe Casetti ai locali dell’ex Pastificio Cerere, con gli artisti del Gruppo di San Lorenzo, che fu lo scenario di tante sue fotografie. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Pedicini ha analizzato le immagini, i carteggi privati e gli appunti sparsi che Francesca Woodman ha lasciato ai suoi amici romani, raccogliendo le testimonianze di chi ha condiviso con lei questo periodo creativo. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_m0itmzVLWx1r2rxw6.jpg"/&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Nel corso della serata saranno proiettate le immagini presenti nel libro, si proseguirà con un accompagnamento musicale dal vivo (tromba e flicorno Luca Aquino, fisarmonica Pasquale Pedicini) per finire con le degustazioni di ben sei etichette di vino (Satrico, Antinoo, Albiola, Shiraz, Petit Verdot e Mater Matuta) offerte dall’azienda agricola Casale del Giglio. Un modo per festeggiare l’uscita del libro della Pedicini approfittando di un accompagnamento musicale ed enologico di alto livello.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un evento dedicato ad una grande artista di cui si vuol mettere in evidenza oltre che il valore della sua opera, anche la vitalità, la simpatia e la gioia di vivere. Una grande interprete della fotografia, la cui critica è sempre stata ingiustamente influenzata dall’ombra del suicidio a soli 22 anni. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Artista precoce e raffinata, figura di confine tra cultura americana e cultura italiana. Francesca Woodman arriva a Roma per un soggiorno studio nel 1977. Figlia d’arte, studentessa presso il Rhode Island School of Design di Providence, Roma è per lei quel luogo e quel momento in cui le suggestioni estetiche e stilistiche già coltivate in America arrivano a definitiva maturazione. Artista precoce, figura di confine tra cultura americana e cultura italiana, Francesca Woodman disegna la propria parabola artistica all’interno dei confini del mezzo fotografico, secondo cifre personali che valicano gli stessi argini della fotografia. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel lavoro di Francesca Woodman si ritrovano gli echi e le suggestioni surrealiste, l’uso del corpo come linguaggio, gli influssi dei testi di Breton uniti a quelli della fotografia americana. Francesca Woodman si trasforma e per farlo utilizza i due strumenti che permettono il suo gioco magico: il corpo e la macchina fotografica. Si arriva così a individuare al centro della sua opera il topos della Metamorfosi come continuazione della vita. Come il mito, come Icaro, l’artista porta avanti fino al punto più estremo un discorso di slancio e di determinazione. Come donna e come artista, Francesca Woodman insegna la potenza del gesto artistico, il coraggio che richiede la creazione e quindi l’esposizione di sé e del proprio lavoro. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Arricchiscono la pubblicazione una raccolta dei racconti degli amici di Francesca Woodman, incontrati tra la libreria Maldoror di via del Parione e gli atelier della Nuova Scuola Romana. Con un’introduzione di Gerry Badger.&lt;/p&gt;



&lt;p&gt;@ Spazio Cerere&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Via degli Ausoni 3 - Roma&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mercoledì 14 Marzo ore 19&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/18902576544</link><guid>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/18902576544</guid><pubDate>Wed, 07 Mar 2012 16:29:29 +0100</pubDate><category>Francesca Woodman</category><category>Isabella Pedicini</category><category>Spazio Cerere</category><category>Roma</category></item><item><title>Residenze d'artista al Macro di Roma. </title><description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Terzo appuntamento delle Welcome Lecture con Luigi Presicce&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_m06cfpVrtp1r2rxw6.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nell’ambito del programma di residenze d’artista, il &lt;strong&gt;MACRO&lt;/strong&gt; – Museo d’Arte Contemporanea Roma presenta &lt;strong&gt;giovedì 1 marzo 2012, alle ore 18.30&amp;#160;&lt;/strong&gt;ilterzo appuntamento di &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Welcome Lecture&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;con Luigi Presicce &lt;/strong&gt;in conversazione con &lt;strong&gt;Anna Cestelli Guidi&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Welcome Lecture&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; è una serie di conversazioni tra l’artista residente, un curatore e il pubblico. Si tratta di incontri informali durante i quali in forma colloquiale sarà presentata la poetica e la metodologia di lavoro dell’artista, con anticipazioni sul progetto che intende sviluppare durante il periodo di residenza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;programma di residenze d’artista&lt;/strong&gt; ha l’obiettivo principale di trasformare il museo in un centro di produzione artistica e non solo di promozione e diffusione culturale, accogliendo i residenti nei quattro spazi del secondo piano dell’ala storica, trasformati in studi di circa 100 mq. Al termine della residenza, della durata di quattro mesi, gli studi diventano spazi espositivi per ospitare le opere ideate e realizzateappositamente per il museo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;&lt;u&gt;&lt;span&gt;INFO PUBBLICO&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;: &lt;/span&gt;&lt;span&gt;tel. 06&amp;#160;67&amp;#160;10&amp;#160;70&amp;#160;400 / &lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;a href="http://www.macro.roma.museum/" target="_blank"&gt;&lt;span&gt;&lt;a href="http://www.macro.roma.museum"&gt;www.macro.roma.museum&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/18511350111</link><guid>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/18511350111</guid><pubDate>Wed, 29 Feb 2012 22:46:00 +0100</pubDate><category>Luigi Presicce</category><category>Macro</category><category>Roma</category><category>Residenze d'artista</category></item><item><title>Lo sguardo contemporaneo e ottimista di un grande creatore di immagini. A Bellinzona le fotografie di Hans Steiner</title><description>&lt;p&gt;Seguendo il tracciato che l’ha vista confrontarsi con le più importanti espressioni artistiche del ‘900 e del secolo che si è appena aperto, l’attività espositiva del Museo Villa dei Cedri di Bellinzona inaugura il 2012 con un’importante retrospettiva che rende omaggio al grande fotografo Hans Steiner (1907-1962). Esponente di primo piano della fotografia europea del XX° secolo, Steiner ha scritto nell’arco di un trentennio (1930 - 1960) una delle pagine più ricche del fotogiornalismo elvetico.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L’esposizione dal titolo Cronache della vita moderna, curata da Daniel Girardin, Jean-Christophe Blaser del Musée de l’Elysée di Losanna e, per l’adattamento bellinzonese da Anna Lisa Galizia, propone una selezione delle immagini più rappresentative e più interessanti del fotografo bernese - oltre duecento opere tra tirature originali dell’epoca (vintage) e tirature recenti - e presenta il ritratto di una Svizzera assolutamente fuori dai cliché raccontandone l’evoluzione del costume. Gli scatti di Steiner sorprendono per la scelta dei soggetti. Raccontano come in tempi difficili non manchino i momenti sereni e offrono uno sguardo contemporaneo su un importante momento storico quale quello del dopoguerra svizzero, evidenziando i mutamenti della società attraverso immagini della vita quotidiana. L’obiettivo di Steiner riflette la fede nel progresso tipica degli anni ’50 e la convinzione che ad ogni male esista un rimedio.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_lzp0dnimcr1r2rxw6.jpg"/&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La rassegna, inoltre,  pone l’accento sulla qualità grafica dell’opera di Steiner e sull’originalità dei soggetti in modo da non lasciare dubbi sul suo valore di “creatore di immagini”. Da un punto di vista stilistico i suoi lavori, soprattutto quelli realizzati per l’industria e la pubblicità, sono finemente arrangiati, caratterizzati da una perfetta padronanza della luce e da un linguaggio visivo e grafico complesso. Le sue composizioni sono oggetto ancora oggi di grande interesse perché corrispondono ad una concezione estetica moderna.&lt;span&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;Conosciuto innanzitutto per i suoi reportage durante il secondo conflitto mondiale, Hans Steiner si è distinto anche per molti altri generi, fra cui i ritratti e le foto pubblicitarie,  ed è stato testimone privilegiato, talvolta poco convenzionale e risolutamente ottimista, di una società che stava evolvendo&lt;span&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;verso il consumismo. A differenza di altri fotografi contemporanei, come Hans Staub, Paul Senn o Theo Frey che si mostravano sensibili verso le questioni sociali e la denuncia delle ingiustizie, Steiner non mai ha manifestato una vena politica. Ha cercato invece di evidenziare gli aspetti positivi della vita quotidiana mostrandone i piccoli eventi e i momenti felici: lo sport, le automobili, i nuovi ruoli delle donne, la vita urbana, i passatempi, i viaggi in paesi lontani, il volo, l’alpinismo o le scoperte tecniche sono i temi più frequenti documentati dalle sue10 fotografie ai quali seppe dare una rinnovata visibilità.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La mostra è prodotta dal Musée de l’Elysée di Losanna presso il quale è conservato il prezioso archivio di Hans Steiner composto da oltre centomila documenti tra fotografie e negativi; un’eredità che costituisce il suo manifesto esistenziale. In tempi recenti lo studio sistematico della sua opera ha portato ad una grande rivalutazione del suo lavoro che è sfociata in un progetto di valorizzazione, condiviso da diverse istituzioni svizzere tra cui l’Università di Losanna, Memoriav, l’Istituto Svizzero per la conservazione della fotografia e il Büro für Fotografiegeschichte. Questo straordinario fondo fotografico, restaurato e digitalizzato, ha reso possibile la prima retrospettiva dedicata al fotografo ed è stato esposto per la prima volta a Losanna. La mostra di Villa dei Cedri chiude un felice percorso espositivo le cui tappe sono state Winterthur e Martigny.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_lzp0ekX8HZ1r2rxw6.jpg"/&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Hans Steiner: un destino da fotografo è il titolo del filmato di trenta minuti, realizzato da Daniel Girardin e proiettato in mostra, che presenta l’opera di Steiner da un punto di vista contemporaneo, ispirandosi a tutti gli aspetti che hanno portato alla sua riscoperta. La pellicola offre una panoramica del XX° secolo attraverso una selezione di trecento scatti che integrano la storia della fotografia e la storia della Svizzera con la vita del fotografo.&lt;span&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;Accompagna l’esposizione un catalogo bilingue (francese e tedesco) che presenta una selezione di 220 fotografie oltre a diversi documenti a colori.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;INFORMAZIONI&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;Museo Villa dei Cedri: &lt;a href="http://www.villacedri.ch/"&gt;&lt;span&gt; &lt;a href="http://www.villacedri.ch"&gt;www.villacedri.ch&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;Ingresso:   biglietto normale chf 8.- / eur 5.50 | ridotto chf 5.- / eur 3.50&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Orari Museo:  martedì - venerdi 14:00 -18:00 | Sabato, domenica e festivi 11:00 - 18:00 |lunedì chiuso&lt;span&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;Aperture serali: fino alle ore 20.00 il primo giovedì di ogni mese&lt;/p&gt;</description><link>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/17943589038</link><guid>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/17943589038</guid><pubDate>Mon, 20 Feb 2012 14:07:05 +0100</pubDate><category>Hans Steiner</category><category>Bellinzona Villa Cedri</category><category>fotografia</category><category>Mostre</category></item><item><title>Milano. “About Leigh Bowery”, Fergus Greer e Johnny Rozsa da Camera16</title><description>&lt;p&gt;Camera16 contemporary art è lieta di presentare una doppia personale di due fotografi di fama internazionale: Fergus Greer (United Kindom) e Johnny Rozsa (Nairobi), che attraverso i loro scatti raccontano la leggenda di Leigh Bowery (1961-1994), senza dubbio uno dei più controversi ed avanguardistici personaggi che abbiano mai calcato le scene degli anni ‘80.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La mostra “About Leigh Bowery” vuole essere uno spaccato fotografico sulle gesta di un artista, performer, fashion designer, aspirante pop star e oggetto d’arte quale è stato Bowery. Semisconosciuto in Italia, ha di fatto cambiato il linguaggio visivo influenzando personaggi nel mondo dell’arte, della moda, della musica. Lucian Freud,  Boy George, Antony and the Johnsons, Alexander McQueen, Vivienne Westwood, John Galliano e David LaChapelle solo per citarne alcuni, che hanno condiviso e diffuso le sue idee d’avanguardia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Leigh Bowery, per la sua abilità nel cambiare identità, può essere visto come un autentico testimone della protesta contro l’omologazione ed il conservatorismo, rappresentando così l’unicità di ogni vita che non accetta regole per il comportamento e per l’apparenza, in un puro stile new-romantic che esalta l’individuo nella libertà espressiva del genio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_lz69ooKN561r2rxw6.jpg"/&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Bowery si offre in un’immagine che, in un’ottica transgender, supera la divisione in maschile e femminile nell’aspetto fisico e comportamentale, mostrandoci i codici della seduzione e della comunicazione attraverso il corpo e i suoi vestiti, dando origine a nuovi concetti di glamour e bellezza. Leigh Bowery è tra gli interpreti più estremi del contesto storico in cui vive: quello dell’abolizione di qualsiasi restrizione a favore della creatività più libera e della totale sperimentazione e contaminazione tra i linguaggi della musica, dell’arte, della moda e del design.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E’ il decennio di Margaret Thatcher (1979-1990), della nascita di MTV (1981), della caduta del muro di Berlino (1989), dell’uscita di Like a Virgin (1984) e di altri epigoni musicali come Thriller (1982), inoltre con l’avvento della TV, in particolare con l’utilizzo promozionale del video musicale, l’impatto visivo diventa essenziale per ogni artista che vuole entrare nel circuito commerciale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fergus Greer e Johnny Rozsa conoscono e collaborano con Bowery tra l’86 e il ’94, anno della sua scomparsa a causa del virus dell’HIV. Entrambi i fotografi, attraverso una serie di ritratti, restituiscono a chi non ha potuto conoscere Leigh Bowery una vera a propria guida visiva di ciò che esso ha prodotto attraverso l’immagine di se stesso. Johnny Rozsa collabora con Bowery in occasione del servizio fotografico per la realizzazione di Christamas Card. Attraverso una visione, singolarmente emotiva per un fashion photographer, Rozsa, rappresenta in tutta la sua autenticità il trasformismo Boweryano in cui la vestibilità dell’abito è sacrificata al fine dello show. Fergus Greer, oltre a collaborare attivamente con Bowery, ne è un caro amico: suo il libro con scatti inediti “Leigh Bowery Looks”. La conoscenza più intima tra i due emerge proprio in questo racconto con le immagini che Greer cattura, in cui è svelato tutto il profondo e duro lavoro che Leigh Bowery sviluppa attorno al proprio corpo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Info:&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fergus Greer – Johnny Rozsa “About Leigh Bowery”&lt;span&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;A cura di Carlo Madesani&lt;span&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;Inaugurazione: 9 febbraio ore 18.30&lt;span&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;10 febbraio – 31 marzo 2012&lt;span&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;Camera16, via Pisacane 16, Milano&lt;span&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;orari: martedì - sabato / 15.00 - 19.00&lt;/p&gt;</description><link>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/17366621057</link><guid>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/17366621057</guid><pubDate>Fri, 10 Feb 2012 11:13:39 +0100</pubDate><category>Milano</category><category>Fergus Greer</category><category>Johnny Rozsa</category><category>Camera16</category><category>About Leigh Bowery</category></item><item><title>Jandek alla Motelsalieri di Roma.</title><description>&lt;p&gt;Motelsalieri ospiterà la prima mostra al mondo di Jandek.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;#8217;artista texano, conosciuto finora come originale musicista, espone 7 opere fotografiche che testimoniano quanto complesso e profondo sia il suo progetto poetico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Jandek, sara&amp;#8217; presente il giorno dell&amp;#8217;inaugurazione e si esibira&amp;#8217; in un concerto acustico con chitarra e voce per un pubblico ristretto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;It was absolutely amazing - JANDEK was happy and relaxed and looked great and as Godlike as it comes.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;David Tibet&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;One of the most important artists of the 1980s.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Spin Magazine&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;br/&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_lyyx0baH7u1r2rxw6.jpg"/&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Jandek: si è dubitato persino della sua esistenza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di lui si conosceva un recapito, una casella postale registrata con il nome Corwood Industries e una lunga serie di album in vinile di cui è unico responsabile; musiche, testi e immagini, interprete vocale e musicista.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questi dischi si possono ordinare scrivendo a quel fermo posta e la Corwood Industries si occupa di spedirteli a casa, i costi di invio sono a loro carico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma la cosa più fuori dal comune accade quando si riceve il pacco: la musica contenuta e le immagini delle copertine sono così straordinarie da lasciarti sbigottito: Jandek è nel mezzo di un viaggio unico e ci manda questi dischi che sono come cartoline postali. Lui velocissimo e concentratissimo, viaggia dentro di sé con un bagaglio minimo: se stesso, mente e carne. Prima di partire ha salutato tutti, persone e cose e, emozionato, ne ha sintetizzato il ricordo. La sua memoria è carica dello struggimento per ciò che ha lasciato, ne conserva la meraviglia, il tuffo al cuore, l&amp;#8217;intima verità. Addio alla materia delle cose, al peso, addio alla superficialità, alla decorazione. Isolato con i suoi sentimenti ricostruisce le suggestioni che ha lasciato. Scarnifica il corpo poetico fino a raggiungerne l&amp;#8217;osso e poi il midollo. Sottrarre tutto, togliere, sacrificare nel nome della purezza espressiva alla ricerca dell&amp;#8217;arte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le canzoni come le sue fotografie sono svuotate di tutto, armonia, melodia, tecnica, vuote tranne che della propria visione, che, libera da ogni zavorra, è pronta a risplendere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella sua personale ricostruzione delle emozioni del mondo di cui ha avuto esperienza, Jandek ha inventato un alfabeto di cui si serve per riprodurre giusto l&amp;#8217;essenza, l&amp;#8217;anima del nostro linguaggio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E quando canta è la voce di un alieno con le idee chiare: la nostalgia per qualcosa che si comprende solo una volta abbandonato; la voglia di evocarlo perché dentro di sé la cosa è più vera quando raccontata di quando è vissuta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le fotografie che ci ha fatto conoscere sono dei documenti della sua vita passata. Sovente sono angoli di casa, del suo giardino, ritratti di lui adolescente rinvenuti negli album di famiglia, o autoscatti frutto di qualche curiosità giovanile:  guardarsi dal di fuori, come il mondo mi può vedere, percepire.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In seguito compaiono degli strumenti musicali, tra tende rosa o piccole scrivanie, abbacinati dal sole. Ne consegue che il soggetto è sempre lui medesimo, i suoi oggetti e i luoghi che ha abitato, fosse anche solo per poche ore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;O c&amp;#8217;è la sua immagine o c&amp;#8217;è quello che per puro caso ha di fronte a sé nel momento in cui impugna la macchina fotografica, la prende dallo scaffale o la estrae dalla borsa e scatta. Non compaiono mai altri esseri umani, tavolta dei simulacri: manichini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 2004 Jandek, inaspettatamente, tiene un concerto a Glasgow. E si mostra in pubblico. Dal 1978 fino ad allora non si era mai fatto riconoscere. Ma chi osserva attentamente il corso cronologico delle sue fotografie poteva aspettarsi questa comparsa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A cominciare da circa 2 anni prima del concerto scozzese, di tanto in tanto, sulle copertine pubblica fotografie di paesaggi estranei alla sua interiorità, scorci di vicoli, vetrine di negozi, lui che cammina per Londra. Si poteva forse intuire da questi segnali che Jandek era ritornato dalla sua esplorazione interiore e ci stava portando qualche cosa di compiuto, qualche cosa di definitivo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E ha intenzione di mostrarcelo di persona.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questa è la prima mostra al mondo di Jandek, la prima di sempre. E ha deciso di esporre 7 fotografie originali, che hanno illustrato altrettanti album. Lui le ha scelte e le ha fatte stampare a Houston, Texas, ne ha deciso il formato e la carta. Ne ha curato la realizzazione e le ha spedite a Motelsalieri. Dove ha pensato di suonare accanto alle sue opere sommando, senza matematica, poesia a poesia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ecco Jandek.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Carlo Benvenuto&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La mostra sarà aperta da domenica 19 a giovedì 23 febbraio 2012&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;MOTELSALIERI&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;&lt;br/&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;VIA GIOVANNI LANZA 162&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;ROMA&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;br/&gt;&lt;a href="tel:%2B390648989966"&gt;&lt;span&gt;+390648989966&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;a href="mailto:GUEST@MOTELSALIERI.ORG"&gt;GUEST@MOTELSALIERI.ORG&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/17149317413</link><guid>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/17149317413</guid><pubDate>Mon, 06 Feb 2012 11:56:17 +0100</pubDate><category>Jandek</category><category>Motelsalieri</category><category>Roma</category></item><item><title>Senza Veli. Scatti in B/N con l'unica Big One esistente. Manuel Guffanti in mostra da Wo-Ma'n</title><description>&lt;p&gt;Sabato 4 Febbraio alle ore 18.00, inaugura a Roma presso la &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Home Gallery &lt;/em&gt;wo-ma&amp;#8217;n&lt;/strong&gt;, la mostra dedicata al fotografo &lt;strong&gt;Manuel Guffanti &lt;/strong&gt;e al suo lavoro &lt;em&gt;SENZA VELI &lt;/em&gt;a cura di Auronda Scalera.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La mostra Senza Veli è il primo risultato del progetto Big One, nato all&amp;#8217;interno di &lt;strong&gt;Officine Fotografiche &lt;/strong&gt;che ne è attualmente sostenitrice.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Wo-ma&amp;#8217;n è la prima home - gallery dedicata alla fotografia&lt;/strong&gt;, un progetto nato a Roma nel 2010 da un&amp;#8217;idea di &lt;strong&gt;Auronda Scalera &lt;/strong&gt;e dalla passione dei fotografi &lt;strong&gt;Marta Rossato e Wolfango De Spirito&lt;/strong&gt;, che hanno deciso assieme di fondere il concetto di casa con quello di galleria. Dal living alla cucina, dalla doccia alle cabine armadio, tutti gli ambienti sono messi a disposizione per essere luoghi espositivi e, di volta in volta, ogni autore sarà chiamato a confrontarsi con questa nuova idea di esposizione. Ogni mostra diventa così un evento informale, simile ad una cena tra amici. L’auspicio è che questo nuovo modo di fruire l’arte e la fotografia si dilati velocemente per creare una rete di “case fotografiche” dove poter dare spazio a nuove idee e modi per godersi la fotografia.&lt;strong&gt;Senza veli&lt;/strong&gt;, del fotografo &lt;strong&gt;Manuel Guffanti&lt;/strong&gt;, rappresenta una serie di ritratti di grande formato in bianco e nero, realizzati con &lt;strong&gt;l&amp;#8217;unica Big One esistente&lt;/strong&gt;, costruita artigianalmente dall&amp;#8217;autore. La Big One è un banco ottico di formato extra large che consente scatti fino alla dimensione massima di 70x70. L&amp;#8217;autore la utilizza impressionando direttamente l&amp;#8217;immagine su carta fotografica baritata positiva, in bianco e nero, evitando il passaggio classico negativo-stampa, producendo quindi un&amp;#8217;immagine in copia unica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_lytmmdXQMw1r2rxw6.jpg"/&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per l&amp;#8217;autore, a cui piace molto sporcarsi le mani tra falegnamerie e officine meccaniche, è stato un passaggio fondamentale &lt;strong&gt;costruirsi da solo la macchina fotografica &lt;/strong&gt;per sfidare le produzioni in serie industriali del mondo in cui viviamo; perché la foto, nel suo essere irriproducibile innesca un dibattito sulla riproducibilità tecnica che caratterizza le immagini contemporanee, contrapponendosi completamente all&amp;#8217;odierno concetto copia- incolla caratteristico dell&amp;#8217;era digitale e alla postproduzione; ed infine per l&amp;#8217;alchimia profonda che si instaura nella camera oscura, in cui si svela la magia della fotografia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il progetto &lt;strong&gt;Senza Veli &lt;/strong&gt;è nato quando uno dei soggetti ritratti, &lt;strong&gt;il grande fotografo Dario de Dominicis&lt;/strong&gt;, ha indossato il peplo per farsi ritrarre e nel momento stesso in cui si è spogliato di tutti quegli orpelli, di cui si cinge ognuno di noi, è diventato una persona qualsiasi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo scopo è togliere i veli della quotidianità che distinguono il proprio stile e la propria classe sociale - il ricco dal povero, il giovane dal vecchio, il bello dal brutto- e mettere tutti sullo stesso piano. Ciò che resta è l&amp;#8217;essenza profonda delle persone, che attraverso lo &lt;strong&gt;sguardo &lt;/strong&gt;ci mostrano quello che sono autenticamente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ogni viso diventa una mappa sul quale cercare qualcosa in più di se stessi fino a quel momento invisibile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Senza veli &lt;/strong&gt;è perciò uno svelare interiore del soggetto ritratto, che è costretto a guardare se stesso negli occhi, come in uno specchio che non ci riflette l&amp;#8217;immagine della realtà ma bensì l&amp;#8217;immagine della verità, che non sempre è facile da accettare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_lytmocD5G91r2rxw6.jpg"/&gt;ig&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La posa apparentemente semplice avvolge i corpi quasi in un&amp;#8217;unica piega, il corpo si fa tessuto, si fa drappeggio di carne, &lt;strong&gt;il corpo si fa piega&lt;/strong&gt;. Piegare è un termine di derivazione latina &lt;em&gt;plicare &lt;/em&gt;e sta per complicare, implicare, replicare e supplicare che a sua volta deriva da un verbo greco che significa piegare, intrecciare, torcere ecc., ovvero il verbo &lt;em&gt;plék&lt;/em&gt;&lt;span&gt;ō&lt;/span&gt;. La piega complica, nasconde, moltiplica, intreccia come diceva &lt;strong&gt;Deleuze &lt;/strong&gt;nel suo famoso saggio dedicato a Leibniz.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questi ritratti tentano di portare alla luce la loro verità, che è nascosta nella piega, perché è solo nel dispiegarsi da quello che è un groviglio di complessità che è l&amp;#8217;uomo, che l&amp;#8217;essere può svelare la sua verità e mostrarsi alla luce della fotografia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sabato 4 Febbraio, alle ore 19, la serata inaugurale sarà arricchita dalla &lt;strong&gt;proiezione del video &lt;/strong&gt;SENZA VELI nel quale verrà raccontato, in anteprima, tutto il complesso procedimento realizzativo delle immagini in mostra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Auronda Scalera&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Biografia &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;Manuel Guffanti &lt;/strong&gt;si occupa da anni di fotografia analogica e sperimentazioni fotografiche. Da sempre appassionato di camera oscura e di tecniche antiche di stampa, lo definiscono &amp;#8220;fotografo nel senso più antico del termine&amp;#8221;, per la sua passione di portare dentro le sue scatole magiche le persone ritratte. Ha esposto in Italia e all&amp;#8217;estero ed è docente dei corsi di fotografia presso officine fotografiche. Il progetto della Big One è stato presentato ufficialmente durante l&amp;#8217;evento-mostra &lt;em&gt;Sport senza Frontiere &lt;/em&gt;nel 2010 organizzato da Contrasto e Reuters.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;SENZA VELI&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sabato 4 Febbraio – Sabato 3 Marzo 2012&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Inaugurazione: Sabato 4 Febbraio dalle ore 18 Preview stampa: Sabato 4 Febbraio alle ore 17,30&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Home Gallery wo-ma&amp;#8217;n&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;7° piano - Via Pietro Ruga 24, Roma (zona Pigneto)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Per visitare la mostra&lt;/strong&gt;: citofonare int. 19 oppure chiamare Marta: 3289292135&amp;#160;o Wolfango: 3396111009&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Sito&lt;/strong&gt;: &lt;a href="http://www.flatinexpo.org"&gt;www.flatinexpo.org&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Facebook: &lt;/strong&gt;wo-ma’n&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Email&lt;/strong&gt;: &lt;span&gt;press@flatinexpo.org&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Partner:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Officine Fotografiche&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;tel.: 06&amp;#160;5125019&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.officinefotografiche.org"&gt;www.officinefotografiche.org&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/16974695598</link><guid>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/16974695598</guid><pubDate>Fri, 03 Feb 2012 15:24:48 +0100</pubDate><category>Manuel Guffanti</category><category>Big One</category><category>Wo-ma'n</category><category>Auronda Scalera</category><category>officine fotografiche</category><category>Roma</category></item><item><title>Annullato per la neve l'incontro con Jean-Marc Bustamante al Macro.</title><description>&lt;p&gt;&lt;span&gt;In occasione della mostra &lt;strong&gt;Jean-Marc Bustamante &lt;/strong&gt;in programma dal 5 febbraio al 6 maggio 2012 all’Accademia di Francia a Roma - Villa Medici, l’artista francese presenterà il suo lavoro durante un incontro al MACRO, &lt;strong&gt;venerdì&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;3 febbraio 2012&amp;#160;&lt;/strong&gt;alle &lt;strong&gt;ore 18.00&lt;/strong&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La mostra di Jean-Marc Bustamante all’Accademia di Francia a Roma presenta una selezione di opere realizzate negli ultimi trent&amp;#8217;anni, dalle fotografie alle installazioni alle serigrafie su plexiglass. L’artista, inoltre, ha ideato, appositamente per il Grand Salon di Villa Medici, quattro &lt;em&gt;Peintures&lt;/em&gt; [Pitture] di grandi dimensioni, le cui tonalità si ispirano ai noti muri che Balthus realizzò tra gli anni Sessanta e Settanta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Al proprio lavoro, Jean-Marc Bustamante associa una scelta di opere (tre dipinti e un disegno) dell’artista olandese Pieter Jansz Saenredam (1597 – 1665), specializzato nella pittura di interni di chiese olandesi, ma anche romane, in cui la nudità acuta degli spazi è accentuata da esercizi di prospettiva rigorosi e dalla presenza di oggetti geometrici.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Note biografiche&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Jean-Marc Bustamante, nato nel 1952 a Toulouse, è un artista polivalente che si è confrontato con la scultura, la pittura e la fotografia. Formatosi come fotografo con Denis Brihat e William Klein negli anni Settanta, poi come scultore con Bernard Bazile - con il quale forma il duo BazileBustamante nel 1980 - Jean-Marc Bustamante non ha mai cessato di indagare nelle sue creazioni la nozione di luogo e di spazio. Oggi le sue pitture su plexiglass rappresentano la sintesi di tutte le sue esperienze passate.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Gli sono state dedicate molte mostre personali a livello mondiale ed è stato il protagonista del Padiglione francese alla Biennale di Venezia del 2003.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;INFO PUBBLICO&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;MACRO - MUSEO D’ARTE CONTEMPORANEA ROMA&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Via Nizza 138, Roma&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Ingresso libero fino a esaurimento posti&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Info: 06&amp;#160;06&amp;#160;08 - 06&amp;#160;67&amp;#160;10&amp;#160;70&amp;#160;400&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;a href="http://www.macro.roma.museum"&gt;&lt;a href="http://www.macro.roma.museum"&gt;www.macro.roma.museum&lt;/a&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;&lt;span&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/16974546231</link><guid>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/16974546231</guid><pubDate>Fri, 03 Feb 2012 15:18:00 +0100</pubDate><category>Jean-Marc Bustamante</category><category>MACRO</category><category>Incontri Fotografia</category><category>Villa Medici</category></item><item><title>Workshop con Augusto Pieroni: Costruzione del portfolio</title><description>&lt;p&gt;Questo corso affronta il tema del portfolio, lo strumento fondamentale per accreditarsi come autore/trice presso i referenti specializzati nel mondo fotografico: dalla comunicazione all&amp;#8217;arte, dalla professione libera a quella corporate.&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Il percorso formativo prevede 6 incontri di due ore e mezza circa ed è articolato in due sezioni, una teorica e una pratica.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Si toccheranno i punti fondamentali per la creazione di un efficace portfolio e si lavorerà su serie fotografiche allo stato iniziale o incomplete portate dai partecipanti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;A chi è rivolto il corso: a praticanti appassionati o ad autori esperti&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Giorni e orari: il corso inizierà il 4 febbraio e si svolgerà per 6 sabato dalle 10.30 alle 13.00 a Cisterna di Latina presso Cherì eventi in via Zanella.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;COSTI: il corso costa € 180 per l&amp;#8217;intero ciclo di 6 incontri.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Per tutti coloro i quali si iscriveranno entro il 6 gennaio il costo del workshop sarà di € 170.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Per info ed iscrizioni: &lt;a href="mailto:mobilitazioniartistiche@gmail.com"&gt;&lt;span&gt;mobilitazioniartistiche@gmail.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;oppure 328&amp;#160;56&amp;#160;79&amp;#160;035&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;AUGUSTO PIERONI&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;alcune informazioni sul docente:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Storico e critico dell’arte contemporanea; è coinvolto in convegni e presentazioni in Italia e all’estero.&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Curatore di mostre: al suo attivo numerose collettive e personali, cataloghi e testi di presentazione per artisti italiani e internazionali.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Corrispondente dall’Italia per &amp;#8220;Aperture&amp;#8221; (New York), “Hotshoe” (Londra) e “Eyemazing” (Amsterdam), collabora con i periodici &amp;#8220;Muse&amp;#8221; (Milano), “Around Photography” (Bologna) e Luxflux - prototype&amp;#8221; (Roma) con saggi e articoli sulla fotografia contemporanea. Dal 1992 giornalista free-lance per riviste specializzate (Tema Celeste, Tate art magazine, Arte e Critica, Opening, Juliet etc.), quotidiani (Liberazione, Manifesto, etc.) e radio (RadioRoma, Radio Rock etc.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Insegna Storia della fotografia contemporanea, relatore di tesi: Facoltà di Scienze Umanistiche, Univ. di Roma “La Sapienza”&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Insegna Storia della Fotografia, relatore di tesi: Facoltà di Beni Culturali, Univ. della Tuscia, Viterbo&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Insegna Arti Visive, Scuola Romana di Fotografia, Roma&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/16461079047</link><guid>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/16461079047</guid><pubDate>Wed, 25 Jan 2012 13:12:20 +0100</pubDate><category>Augusto Pieroni</category><category>Scuola Romana di fotografia</category><category>Workshop</category></item><item><title>Esposizione internazionale di Fotografie a Roma:  Obiettivi Obiettività. Uno sguardo incrociato tra arte e scienza </title><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Obiettivi Obiettività&lt;/strong&gt; è una mostra che mette in correlazione le &lt;strong&gt;fotografie provenienti dai due campi di ricerca&lt;/strong&gt;: &lt;strong&gt;l’arte e la scienza&lt;/strong&gt; per una riflessione da un lato sulla volontà d’interpretare il reale in termini d’espressione artistica e dunque allontanarsene, dall’altro, d’avvicinarsene il più possibile per analizzarlo scientificamente e comprenderne il significato. Da queste visioni opposte scaturiscono alcune considerazioni estetiche ed emozionali che a volte sigillano la loro unione. A corollario di questa tematica si pone anche la questione della ricerca, dell’innovazione. &lt;/p&gt;
&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;
&lt;p&gt;Che rapporto tra ricerca artistica e ricerca scientifica?  &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La mostra è introdotta da&lt;strong&gt; Eugène Atget e Berenice Abbott&lt;/strong&gt; per porre subito la questione dell’obiettività in materia di fotografia, dato che questi due artisti si rivendicano testimoni del loro tempo. La fotografia si vuole qui documentaria, atta a conservare tracce del passato.  Idea d’inventario “utilitario”, di “collezione” in Atget e preoccupazione del reale, captazione dell’“istante che svanisce” in Abbott, fino al suo interesse per la fotografia scientifica.  In contrappunto con questa obiettività intenzionale, sono presentati Bernard Plossu e Jan Dibbets, due fotografi che hanno scelto chiaramente percorsi soggettivi. Seguono opere di artisti contemporanei di diversi Paesi, di varie generazioni e notorietà, con le loro estetiche, le loro tecniche particolari, dall’analogico al digitale e che permettono di scoprire una parte della varietà delle proposte fotografiche di oggi. Senza rinunciare alla vocazione documentaria, la fotografia si è diversificata nelle sue funzioni e tendenze. La fotografia creativa si è emancipata dal ruolo di semplice testimone della realtà che le era tradizionalmente assegnato. L’opera diviene il risultato di un atto di composizione che, a volte, si prolunga al di là dello scatto con un lavoro di postproduzione. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel caso della ricerca artistica, l’immagine si costruisce a partire da un progetto o da una attitudine che aspira all’innovazione. Questa diversità di punti di vista è accentuata dalla presentazione delle immagini provenienti dalla ricerca scientifica, quelle del Cnrs Images e dell’Institut Pasteur, ove l’obiettività intenzionale degli autori è insita nella deontologia professionale. Tuttavia la fotografia scientifica non è la registrazione passiva di una realtà, infatti, mette gli oggetti “in scena” e agisce sulla loro materialità con diversi procedimenti di colorazione, per esempio. Fornisce dei modelli per la ricerca, modelli fotografici che sono dunque delle rappresentazioni analogiche e, per questo motivo, fanno appello alla creatività del ricercatore fotografo. I risultati sono spesso di un interesse estetico sorprendente e suscettibile di cattivare gli utilizzatori al di là della loro funzione iniziale. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;I fotografi &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Eugène Atget: 37 fotografie, vedute del vecchio Parigi, la «&amp;#160;Zona&amp;#160;», parchi e giardini, ornamenti architettonici. Con la partecipazione eccezionale della Médiathèque de l’architecture et du patrimoine, Paris.  &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Berenice Abbott: vedute scientifiche realizzate al Massachusetts Institute of Technology, Boston. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;I fotografi contemporanei:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Citati per sezione “a cura” &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Emilio D’Itri, direttore di Officine Fotografiche &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Bruno Cattani, Maurizio Cintioli, Stefano De Luigi, Luigi Spina, Ernesto Notarantonio, Giancarlo Ceraudo, Carlo Gianferro, Emanuele Inversi, Paola De Grenet, Fabiano Parisi, Manolo Cinti, Alessandro Dandini De Sylva, TerraProject Photographers.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Renata Tartufoli, presidente di Livre Lecture &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Bernard Plossu, Deborah Willis, Béatrix von Conta, Serge Clément, Arièle Bonzon, Béatrice Helg, Jacques Damez, Catherine Gfeller, Judith Albert, Julia Fullerton-Batten, Alejandro Gomez de Tuddo, Géraldine Lay, François Deladerrière, Rip Hopkins, Agnès Geoffray, Damien Darchambeau, Philippe Pétremant, Delphine Diallo, Aurore Valade. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Jacopo Benci, vice direttore Belle Arti, Accademia Britannica &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;John Riddy, Toby Glanville, David Spero, Lala Meredith-Vula.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Bas Ernst, responsabile culturale dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Jan Dibbets,Fons Brasser, Anoek Steketee.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Arthur Weststeijn, responsabile culturale del Reale Istituto Neerlandese&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Krien Clevis, Emily Bates, Rob Johannesma.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Mette Perregaard, direttrice del Circolo Scandinavo &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tero Puha, Mikkel Olaf Eskildsen&lt;strong&gt;, &lt;/strong&gt;Kirsi Marja Metsähuone, David Morrow. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Le fotografie del CNRS Images &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;30 fotografie a cura d’Adèle Vanot, responsabile della fototeca del CNRS e di Pierre Grech, ingegnere al CNRS, all’Institut d’électronique du Sud, specialista di microfotografia. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Le fotografie dell’Institut Pasteur &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;20 fotografie a cura di Michaël Davy, responsabile della fototeca dell’Institut Pasteur. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Produzione e Organizzazione &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Livre Lecture, Officine Fotografiche&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Partners&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Istituzioni e organismi francesi&lt;/strong&gt;:Ministère de la culture et de la communication, Médiathèque de l’architecture et du patri moine, Ministère de l’enseignement supérieur et de la recherche, Centre national de la recherche scientifique, Ministère des Affaires étrangères et européennes, Ambassade de France, Institut Pasteur. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Istituzioni a Roma&lt;/strong&gt;:Accademia Britannica, Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, Reale, Istituto Neerlandese, Circolo Scandinavo; Istituto Svizzero.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La mostra Obiettivi e Obiettività prosegue&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;dal 30 gennaio al 24 febbraio 2012&lt;span&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;Dal lunedì al venerdì H 10.00 - 13.00 / 15.00 – 19.30&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;chiuso il sabato e la domenica - Ingresso Libero&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;Officine Fotografiche&lt;span&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;via G. Libetta, 1&amp;#160;00154 - Roma&lt;span&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;Tel &lt;a href="tel:%2B%2039%20065125019"&gt;&lt;span&gt;+ 39&amp;#160;065125019&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;a href="http://www.officinefotografiche.org/"&gt;&lt;a href="http://www.officinefotografiche.org"&gt;www.officinefotografiche.org&lt;/a&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; | of@officinefotografiche.org &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per scaricare il catalogo online &lt;a href="http://www.livrelecture.org/"&gt;&lt;span&gt;&lt;a href="http://www.livrelecture.org"&gt;www.livrelecture.org&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; email livrelecture@virgilio.it&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/16402690226</link><guid>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/16402690226</guid><pubDate>Tue, 24 Jan 2012 11:42:10 +0100</pubDate><category>officine fotografiche</category><category>Eugène Atget:</category><category>Berenice Abbott</category></item><item><title>Elisa Abela - Un grosso affare. Fotoromanzi usati alla s.t. foto libreria galleria </title><description>&lt;p&gt;A due anni &lt;span&gt;&lt;span&gt;dalla sua prima personale, Elisa Abela  presenta negli spazi di s.t. foto libreria galleria, dal 27 febbraio al 31 marzo 2012, una nuova serie di collage, frutto delle molteplici sollecitazioni che l’artista continua a cogliere in questa tecnica-simbolo della ricerca estetica del Novecento. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Prima di approdare nuovamente a Roma, sempre dividendosi -o meglio moltiplicandosi, tra la creazione visiva e quella musicale- Abela ha esposto i suoi lavori al BOCS di Catania e alla Galleria Nopx di Torino, e ha partecipato al progetto collettivo itinerante Quadratonomade, in programma al Palazzo delle Esposizioni di Roma dal 29 febbraio al 4 marzo 2012. &lt;br/&gt; Nel tempo trascorso e nello spazio percorso, Elisa Abela non ha smesso di giocare con le immagini e le parole via via trovate, raccolte, ritagliate, affinando e arricchendo i suoi procedimenti di appropriazione e messa in scena dei documenti cartacei del passato: dai collage su diverse tipologie di supporto (carta semplice, carta fotografica, singole pagine di vecchi libri, plexiglass, fogli di acetato)  ai libri d’artista (volumi del passato integralmente riallestiti con ritagli di varia provenienza e album creati ex novo a partire da un percorso narrativo svolto su singoli fogli), fino alla manipolazione tridimensionale degli stessi supporti cartacei.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_ly900bB3xw1r2rxw6.jpg"/&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br/&gt; Nella mostra Un grosso affare. Fotoromanzi usati, curata da Paola Paleari, confluiscono un nucleo di lavori direttamente ispirati dal repertorio dei rotocalchi illustrati del secolo scorso, accanto a una serie di opere in cui l’artista dà vita a nuove forme di racconto per immagini e ricrea ambienti di prossimità inedita tra fotografia e testo.&lt;br/&gt; Fenomeno editoriale squisitamente nostrano, il fotoromanzo ha destato negli ultimi anni un nuovo interesse, sia come prodotto culturale atipico, specchio di un’epoca in transito dai perbenismi agli estremismi, sia per le sue possibili rivisitazioni in chiave contemporanea e sperimentale. Lo dimostra tra l’altro il progetto recentemente promosso dal Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo, con la produzione del fotoromanzo Ricordami per sempre (a cura di Matteo Balduzzi, con fotografie di Marco Signorini e testi di Giulio Mozzi) e della mostra-convegno Scene da fotoromanzo, a cura di Silvana Turzio.&lt;br/&gt; Il fotoromanzo è prima di tutto colto da Elisa Abela come modello compositivo, un paradigma linguistico desueto ma ancora vitale di abbinamento tra parola e immagine: sia in quanto racconto illustrato, al quale concorrono tutti gli elementi presenti nella pubblicazione; sia per l’autonomia comunicativa di ogni singola scena fotografica, che si colloca nello spazio della pagina e nel tempo del racconto come un’unità propria, con una sua finitezza semantica e narrativa.&lt;br/&gt; E’ poi naturalmente sui contenuti ideologici e simbolici tipici di questo genere di narrazione,  sul suo ricco repertorio di situazioni emotive reiterate, prevedibili, ma al tempo stesso sopra le righe, colme di pathos, che si esercita l’azione perturbante e manipolatrice dell’artista.&lt;br/&gt; Ne è un esempio Una notte che non potrò dimenticare, in cui i frammenti tratti da un vecchio rotocalco -principalmente i primi piani dei protagonisti e le frasi d’amore e di gelosia che questi si scambiano nella finzione - vengono ricomposti in una sceneggiatura che lascia trasparire un nuovo universo di inclinazioni sessuali. &lt;br/&gt; In un altro libro-collage, Anche io ho commesso un errore ( titolo-ritaglio tratto da una campagna pubblicitaria molto popolare nella sua versione televisiva, ai tempi di Carosello), una personalità nota come Mike Bongiorno - che all’alba della sua carriera fu anche attore di fotoromanzi - perde la sua aura rassicurante e si tramuta in una figura vagamente sinistra. &lt;br/&gt; Un ciclo di collage non direttamente legato a una fonte foto-romanzesca, ma capace piuttosto di imprimere un tono di finzione autobiografica a un’opera di tutt’altra matrice,  è quello tratto da Il mio sistema per le donne dello scienziato danese J.P. Müller: un manuale di ginnastica femminile di grande successo, pubblicato nel 1913 e più volte rieditato con nuove illustrazioni, da cui l’artista ha estrapolato ed elaborato alcuni elementi ricorrenti in tre edizioni successive.&lt;br/&gt; Nei lavori più recenti di Elisa Abela, il legame tra parola e immagine, oltre ad essere affidato al nastro isolante e al tratto di pennarello, è amplificato dall’utilizzo di materiali trasparenti capaci di produrre  una realtà multilivello, che distorcendo la tipica fissità della scena foto-romanzesca, rendono la lettura ancora più fitta, intricata, e dunque affascinante. &lt;br/&gt; I supporti in materiale plastico e acetato sono utilizzati anche in altre opere: box tridimensionali che con la loro struttura incasellano  -o ingabbiano?- vecchie fotografie, e buste sigillate che insieme ad altre foto anonime custodiscono -o rinchiudono?- lettere provenienti dal passato e forse mai aperte. &lt;br/&gt; La scelta di utilizzare  basi trasparenti e di operare una manipolazione plastica dei documenti cartacei, consente di moltiplicare i piani di lettura del collage, offrendo la visione simultanea delle sue diverse parti e trasformando dunque anche lo spazio esterno in un ulteriore livello di narrazione. &lt;br/&gt; Il lavoro che dà il titolo alla mostra, Un grosso affare, si presenta appunto come una “storia a strati” in cui in cui l’artista, partendo da un manifesto pubblicitario degli anni settanta stampato su un supporto semitrasparente, e attraverso successivi interventi con pittura a olio, ritagli di riviste e nastro isolante, riesce a tenere simultaneamente in gioco più scenari di figurazione e di racconto.&lt;br/&gt; Che le opere si sviluppino sulle due dimensioni della carta, o che tentino di interloquire con lo spazio circostante, l’obiettivo di Elisa Abela è sempre lo stesso: mettere in scena delle storie tanto simbolicamente stratificate e ambigue quanto immediatamente coinvolgenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;/p&gt;



&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Info&lt;/strong&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Elisa Abela&lt;br/&gt; UN GROSSO AFFARE&lt;br/&gt; Fotoromanzi usati&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;a cura di Paola Paleari&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;con un testo di Silvana Turzio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;27 febbraio - 31 marzo 2012; dal lunedì al sabato 10:30-19:30&lt;br/&gt; opening: lunedì 27 febbraio,  ore 19:00&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;s.t. foto libreria galleria &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;via degli ombrellari, 25 Roma 00193  +39&amp;#160;0664760105&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="mailto:info@stsenzatitolo.it"&gt;info@stsenzatitolo.it&lt;/a&gt;  &lt;a href="http://www.stsenzatitolo.it/"&gt;&lt;a href="http://www.stsenzatitolo.it"&gt;www.stsenzatitolo.it&lt;/a&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/16344354767</link><guid>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/16344354767</guid><pubDate>Mon, 23 Jan 2012 12:04:10 +0100</pubDate><category>Elisa Abela</category><category>Roma</category><category>s.t foto libreria galleria</category><category>Fotoromanzi</category><category>fotografia</category></item><item><title>Milano. Polaroid: Easy Art? </title><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Una mostra per celebrare la macchina fotografica Polaroid&lt;/strong&gt; al &lt;em&gt;Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci&lt;/em&gt;.&lt;span&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;La mostra internazionale e itinerante &lt;strong&gt;POLAROID: EASY ART? si&lt;/strong&gt; terrà a Milano a partire dal 26 gennaio 2012. &lt;strong&gt;130 immagini realizzate da 89 artisti saranno esposte al pubblico dal 27 gennaio 2012 al 26 febbraio.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Opening giovedì 26 Gennaio 2012, ore 18.30 . Ingresso libero via Olona 6.&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;Dal 27 gennaio la visita alla mostra è inclusa nel biglietto del Museo (ingresso via San Vittore 21)&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;br/&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La mostra fotografica, ideata e curata da Mirko Albini e realizzata in collaborazione con il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano (MUST), presenta 130 stampe fine art di immagini Polaroid realizzate da 89 artisti e fotografi provenienti da 12 paesi diversi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il progetto, giunto alla sua terza edizione (la prima al castello di Dolceacqua in Liguria nel 2010 , la seconda a Nizza nel 2011), vuole celebrare la macchina fotografica Polaroid, meraviglia tecnologica concepita a partire dal 1945 da Edwin Land, che per milioni di persone ha rappresentato il mezzo per documentare la realtà, fermare i ricordi e dare sfogo alla creatività in modo istantaneo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Inoltre verranno allestiti dei mini atelier in cui far conoscere al pubblico del Museo la versatilità della tecnica Polaroid.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Gli artisti coinvolti nel progetto espositivo.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Agafia Polynchuk, Andre Fromont, Antoine Camus, Beat Burkhard, Bernd F. Oehmen, Birgit Zartl, Cass Cameron, Cécile Neyrat, Cedric Beal, Cedric Busquant , Chris Mettraux, Christel de Block, Christine Vacher, Christophe Cordier, Clement Grosjean, Corinne Heraud, Cyril Auvity, Daniel Gonzalez, Deborah Parkin, Elizerman, Emilie Forestier, Emilie Trouillet, Emmanuel Delaby, Eugenio Sinatra, Fabrice Abraham, Filippo Centenari, Florian Ferre, George Weiss, Gerald Chors, Guillaume Pollino + Eve le Gall, Harold Mareau, Irina Mashurova, Jacob Salomon, James Carroll, James Jimmy Moore, Jeanne Rossetto, Jeff Hutton, Jeffery Hilllier, Jena Ardell, Jeremy Malmasson, Jerome Allart, Jessica Reinhardt, John Gee Gibbons, Jonas Wettre, Jorge Crooke, Kelly Creed, Kelly Knaga, Lajos Gombos, Lia Saile, Luce Roux, Luke Serwach, Marion Lanciaux, Marion Carreno &amp;amp; Yannick Lemoine, Mark Erickson, Matteo Varsi, Maxime Simon, Michael Meniane, Mirko Albini, Morgan Kendall, Nelly Boustie, Nicola Delorme, Nicolas Darphin, Nuno Tudela, Noah Kolb, Olivier Facon, Paolo Mori, Patrick Cockpit, Penny Felts, Philippe Bourgoin, Philippe Garcia, Philippe Reichert, Renaud Bessaih, Rhiannon Adam, Riccardo Testolin, Rudy Ramos, Sheila Devlin, Siegfried Holzbauer, Stefano Aspiranti, Theo Delange, Thobias Kern, Thomas Fabiani, Thomas Ville, Thibault Tourmente, Valerie Evrard, Vincent Galiano, Vincent Lyky, Zhenya Radlov, Zora Strangefield&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;All’opening del 26 gennaio e domenica 29 gennaio, prima domenica di apertura al pubblico, “Polaroid easy art?” invita alcuni &lt;strong&gt;“special guest&lt;/strong&gt;“: gli artisti di Polaroid Art Italy per realizzare delle &lt;strong&gt;dimostrazioni in cui far conoscere al pubblico la versatilità della tecnica Polaroid .&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;br/&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/16110601586</link><guid>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/16110601586</guid><pubDate>Thu, 19 Jan 2012 11:37:24 +0100</pubDate><category>Polaroid</category><category>Milano</category><category>Mostra itinerante</category><category>Polaroid: Easy Art?</category></item><item><title>Roma. Evgen Bavcar Il buio è uno spazio. </title><description>&lt;p&gt;&lt;span&gt;Giovedì 18 gennaio 2012 alle ore 18, inaugura a Roma presso il Museo di Roma in Trastevere, la mostra “Il buio è uno spazio” di Evgen Bavcar che rimarrà aperta al pubblico dal 19 gennaio al 25 marzo 2012.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;
&lt;p&gt;La mostra, promossa da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico - Sovraintendenza ai Beni Culturali, è curata da Enrica Viganò. La produzione è organizzata da Admira in collaborazione con Galerie Esther Woerdehoff, Parigi. Supporto organizzativo e servizi museali Zètema Progetto Cultura.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le immagini di Evgen Bavcar sono una vera e propria sfida al limite fisico della sua cecità. Ognuna di esse, nella sua poeticità, rimarca una volta di più quanto guardare e vedere siano due concetti estremamente diversi, e sottolinea la profonda sensibilità di questo incredibile fotografo che riesce a mostrarci aspetti del visibile a noi ignoti. Le opere prendono forma dai suoi ricordi e dalle suggestioni evocate dal mondo circostante, che Bavcar rielabora con grande profondità, creando &amp;#8220;visioni dell&amp;#8217;anima&amp;#8221; oniriche ed emozionanti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_ly1kayav0M1r2rxw6.jpg"/&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Evgen Bavcar è uno degli autori più apprezzati del mondo della fotografia ma è anche non vedente dall’età di dodici anni, quando due terribili incidenti hanno gettato nel buio la sua vita. Costretto a fuggire dall’oscurità esteriore trova rifugio nei luoghi più nascosti della propria anima, percorrendo territori inesplorati ed indefinibili e restituisce il frutto della sua ricerca attraverso una serie di immagini mentali che attinge da un “presepe di ricordi”. Dall’archivio della memoria estrae immagini che svelano un mondo interiore ricco e circondato di misteri. Le sue fotografie hanno il profumo della Slovenia ed esprimono il ricordo di spazi, luci e forme della sua infanzia. Molti gli chiedono come fa a fotografare. Risponde: “Mi dovete chiedere non come, ma perché fotografo. Scatto in rapporto ai rumori, ai profumi e soprattutto in relazione alla mia esperienza della luce. Poi scelgo le mie foto facendomi consigliare da amici con lo sguardo libero da ossessioni personali”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La mostra in esposizione a Roma presenta una selezione delle sue famose stampe in bianco e nero e - in anteprima assoluta per l&amp;#8217;Italia - alcuni dei suoi scatti a colori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Biografia&lt;/strong&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nasce nel 1946 in Slovenia. All’età di 12 anni, dopo due incidenti a distanza di un anno, perde completamente la vista. Studia a Parigi dove si laurea in filosofia. Ha condotto trasmissioni radiofoniche per France Culture. Nel 1988 è stato fotografo ufficiale del Mois de la Photographie a Parigi. Dall’inizio degli anni Novanta, è tra i fotografi più richiesti d’Europa e nel 1992 l’editore francese Seuil ha pubblicato un suo volume con fotografie e saggi. Evgen Bavcar ha esposto il suo lavoro in molte mostre personali e collettive. Tra le prime ricordiamo Evgen Bavcar, Palazzo Bagatti Valsecchi, Milano, 1995; Evgen Bavcar, Galerie Susanne Zander, Colonia, 1995; Evgen Bavcar – Fotografie, Villa Oppenheim, Berlino, 2003; Evgen Bavcar - Wagen meiner Kindheit, Villa Oppenheim, Berlino, 2004. Tra le seconde, Face cachée, Galerie Esther Woerdehoff, Parigi, 2005;XIV Encuentros Abiertos de Fotografía-Festival de la Luz 2006 Argentina, Fundación Luz Austral, Buenos Aires, 2006.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’artista vive tra Parigi e la Slovenia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Scheda Info&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Evgen Bavcar Il buio è uno spazio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Vernice: mercoledì 18 gennaio alle ore 18&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;19 gennaio - 25 marzo 2012, chiuso il lunedì&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Museo di Roma in Trastevere&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Piazza  S.Egidio 1B&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Orari: Martedì-domenica 10.00-20.00&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Info&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.museodiromaintrastevere.it/"&gt;&lt;a href="http://www.museodiromaintrastevere.it"&gt;www.museodiromaintrastevere.it&lt;/a&gt;&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://www.060608.it/"&gt;&lt;a href="http://www.060608.it"&gt;www.060608.it&lt;/a&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/16110581169</link><guid>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/16110581169</guid><pubDate>Thu, 19 Jan 2012 11:35:00 +0100</pubDate><category>Evgen Bavcar</category><category>Roma</category><category>Museo di Roma in Trastevere</category><category>luce</category></item><item><title>La fotografia del Giappone (1860-1910). I Capolavori</title><description>&lt;div class="paragraph"&gt;
&lt;p&gt;Per la prima volta in Italia, nelle sale dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, l’affascinante selezione di oltre 150 stampe fotografiche originali realizzate dai grandi interpreti giapponesi ed europei di quest’arte, agli albori della storia della fotografia, fra il 1860 e i primissimi anni del Novecento.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dal 17 dicembre al 1° aprile 2012, l’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti di Venezia ospita, per la prima volta in Italia, una mostra che presenta oltre 150 stampe fotografiche originali realizzate dai grandi interpreti giapponesi ed europei di quest’arte, agli albori della storia della fotografia, fra il 1860 e i primissimi anni del Novecento.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L’iniziativa, dal titolo La Fotografia del Giappone (1860-1910). I capolavori, curata da Francesco Paolo Campione, direttore del Museo delle Culture di Lugano, e da Marco Fagioli, coprodotta dal Museo delle Culture di Lugano e Giunti Arte mostre musei, cui si affianca, per l’appuntamento italiano, l’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, propone i capolavori di uno dei più importanti capitoli della storia della fotografia - nata in Europa ma subito sperimentata in Giappone - proprio nel periodo in cui, abbandonando un isolamento che durava da trecento anni, il Paese del Sol levante si apriva all’America e all’Europa, influenzando, con le immagini e le espressioni della sua creatività, il gusto dell&amp;#8217;intero Occidente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Inaugurazione: venerdì 16 dicembre, ore 18.00&lt;/p&gt;



&lt;p&gt;Sono esposte le opere di alcuni grandi fotografi delle origini, primo fra tutti l’inglese Felice Beato (1833 - 1907) che, con un piccolo gruppo di artisti giapponesi, diede vita a uno stile, chiamato Scuola di Yokohama, e a una tecnica particolare. Questi personaggi riuscirono a unire la fotografia, la forma artistica più d’avanguardia di quel tempo, con la tradizione delle grafiche giapponesi, realizzando stampe fotografiche su carta all’albumina delicatamente colorate singolarmente a mano da raffinati artigiani.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Queste immagini destinate prevalentemente ai viaggiatori stranieri, offrivano rappresentazioni del paesaggio e della cultura giapponese, con una funzione che è sostanzialmente quella di produrre souvenir di viaggio e della memoria esotica. Tale genere esprime uno stile fortemente riconoscibile che non trova, allora, eguali nel mondo per la qualità dell’interazione fra la stampa all’albumina, la raffinatezza della ricerca fotografica e la finissima colorazione che, in alcuni casi, produce un risultato finale vicino a quello delle moderne fotografie a colori. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il percorso espositivo, organizzato per sezioni indaga la rappresentazione del paesaggio e la natura “educata” dalla cultura, il gusto dell’esotismo e il profondo rapporto tra la fotografia e le stampe del ukiyo-e, l’immagine della donna còlta nei molteplici aspetti della bellezza sublime, come in quello dei mestieri e delle attività della casa, della bottega e dei campi e della donna di piacere, ritratta nei quartieri a luci rosse chiamati “città senza notte”. O ancora, l’analisi degli stereotipi dell’immagine maschile, dai samurai ai bonzi, dai lottatori di sumo a tutti gli interpreti quotidiani di una realtà ideale che, talvolta, declina anche verso l&amp;#8217;«anormalità» e il capriccio. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La relazione fra il sacro e il profano viene esaminata attraverso una serie di fotografie che ritraggono le attività lavorative e altre scene di vita comune, i templi, le cerimonie e le feste. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La mostra si conclude con le opere dei grandi interpreti della fotografia giapponese e straniera, come Kusakabe Kimbei, considerato il maestro nel realizzare sofisticate fotografie all’albumina colorate a mano.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L’esposizione è accompagnata da un importante volume, pubblicato da GAmm Giunti, che affronta con il contributo di diversi specialisti i differenti aspetti della fotografia in Giappone.&lt;/p&gt;



&lt;p&gt;Data Inizio:17 dicembre 2011 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Data Fine: 01 aprile 2012 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Costo del biglietto: Per informazioni 199.199.111 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Luogo: Venezia, Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, Palazzo Cavalli Franchetti &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Orario: lunedì-domenica 10-18; chiuso martedì &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sito Web: &lt;a href="http://www.clponline.it/"&gt;&lt;a href="http://www.clponline.it"&gt;http://www.clponline.it&lt;/a&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Venezia, Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, Palazzo Cavalli Franchetti &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Città: Venezia &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Indirizzo: Campo Santo Stefano &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Provincia: (VE) &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Regione: Veneto &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sito web: &lt;a href="http://www.clponline.it/"&gt;&lt;a href="http://www.clponline.it"&gt;http://www.clponline.it&lt;/a&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="paragraph"&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="paragraph"&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_lw3ys9284b1r2rxw6.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="paragraph"&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/14128795801</link><guid>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/14128795801</guid><pubDate>Mon, 12 Dec 2011 21:38:00 +0100</pubDate><category>Giappone</category><category>fotografia</category><category>Venezia</category></item><item><title>Lucca Photo Fest. </title><description>&lt;p&gt;Si prevede una forte affluenza di pubblico per l&amp;#8217;ultimo weekend di apertura del LUCCA PHOTO FEST, anche per la coincidenza con il lungo ponte dell&amp;#8217;Immacolata. Il pubblico del Festival Internazionale di Fotografia, che proviene da tutta Italia e dall&amp;#8217;estero, è richiamato dalle mostre e dagli eventi collaterali che nella maggior parte dei casi sono anteprime ed esclusive mondiali, confermando che il Lucca Phot Fest è un evento ormai considerato un must nel mondo della fotografia internazionale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il tema di quest&amp;#8217;anno è &amp;#8220;Sguardi d&amp;#8217;Oriente&amp;#8221;, con una selezione di mostre ed autori che hanno emozionato, affascinato e coinvolto il pubblico in queste tre settimane di Festival.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_lvukct6ENg1r2rxw6.jpg"/&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Nella &amp;#8220;passeggiata fotografica in città&amp;#8221; si consiglia di non perdere assolutamente:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Real Collegio, oltre al padiglione dedicato alla Video Arte, presenta &amp;#8220;L&amp;#8217;India: aristocratici e antichi palazzi&amp;#8221;, gli antichi palazzi, e i ritratti di aristocratici di alto lignaggio scattati tra la fine dell&amp;#8217;800 e i primi del &amp;#8216;900. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;#8220;Felice Beato e la scuola di Yokohama&amp;#8221;. una selezione di preziose immagini realizzate nel Giappone della fine dell&amp;#8217;800 da Felice Beato e dai suoi seguaci. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;#8220;I cinema itineranti dell&amp;#8217;India&amp;#8221;, reportage realizzato dal fotografo indiano Amit Madheshiya, che ha vinto il World Press Photo 2011 nella categoria &amp;#8220;Arts and Entertainment&amp;#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La fotografia della Cina contemporanea, trasgressiva e dissacrante, è rappresentata dai due geniali Li Wei e Wang Qing Song, le cui opere si stagliano magnificamente sullo sfondo degli affreschi di Villa Bottini. Il grande maestro della fotografia erotica giapponese, Nobuyoshi Araki, presenta alla Chiesa dell&amp;#8217;Alba, una selezione di 20 polaroid inedite.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella Chiesa dei Servi, si susseguono emozioni diverse nelle tre mostre che vi sono allestite: Oh Soon Hwa, artista coreana delicata e poetica racconta la storia delle giovani spose del Delta del Mekong, l&amp;#8217;eclettico artista di Singapore Jing Quek, racconta una sua personale mitologia con visioni accattivanti, coloratissime e provocatorie.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si discosta, invece dal tema legato all&amp;#8217;Oriente, la mostra di Enrico Genovesi &amp;#8220;Spettacolo Nostalgia&amp;#8221;, che ha vinto il ROBERTO DEL CARLO Photo Contest&amp;#8217;11, un concorso internazionale che, grazie al sostegno del famoso brand di calzature lucchese, sta incentivando fortemente nuovi talenti della fotografia che con la partecipazione al Festival, hanno l&amp;#8217;opportunità di essere conosciuti dal grande pubblico e dalla critica.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La Chiesa di San Cristoforo è la sede ideale per il World Press Photo 2011, la mostra del più importante concorso di fotoreportage del mondo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_lvukd74f1k1r2rxw6.jpg"/&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Proseguiranno, invece, fino al 29 gennaio, le mostre di Palazzo Ducale e di Palazzo Guinigi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A Palazzo Guinigi &amp;#8220;VII Looks East&amp;#8221;, una produzione del Lucca Photo Fest in anteprima mondiale che celebra il decennale della più importante agenzia di fotoreporters del mondo, la VII Photo Agency, che ha scelto il Festival lucchese come unico evento in Italia e il terzo in Europa (oltre ai festival di Arles e di Perpignan) per festeggiare questa importante ricorrenza. La mostra, dopo Lucca, inizierà un viaggio attraverso l&amp;#8217;Europa e gli Stati Uniti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A Palazzo Ducale, la suggestiva, struggente mostra del main guest del Festival, il maestro giapponese Kenro Izu, che ha conquistato la critica nazionale non solo con le sue opere, ma anche con la sua straordinaria umanità.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella Galleria dell&amp;#8217;Ammannati, un tuffo nella Tokyo contemporanea, con le immagini in grande formato di Francesco Jodice, premiato con il Nikon Taf per la fotografia italiana 2011.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ancora a Palazzo Ducale, &amp;#8220;Here? or There?&amp;#8221; opera onirica dei cinesi Lin Tian Miao e Wang Gong Xin, che nel 2002 fece scalpore alla Biennale d&amp;#8217;Arte di Shanghai. &lt;/p&gt;



&lt;p&gt;Le mostre a Palazzo Ducale e Palazzo Guinigi, proseguono fino al 29 gennaio, una straordinaria opportunità per tutti coloro che vogliano vedere o rivedere queste rare e preziose immagini.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il programma può essere consultato al sito &lt;a href="http://www.lupf.it/"&gt;&lt;a href="http://www.lupf.it"&gt;www.lupf.it&lt;/a&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/13880631228</link><guid>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/13880631228</guid><pubDate>Wed, 07 Dec 2011 19:52:08 +0100</pubDate><category>Lucca Photo Fest</category></item><item><title>Nur (Luce) fotografie di Monika Bulaj @ Officine Fotografiche di Roma.</title><description>&lt;div&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Venerdì 16 dicembre 2011, alle ore 18.00, inaugura, presso le Officine Fotografiche di Roma, &lt;strong&gt;Nur (Luce) fotografie di Monika Bulaj&lt;/strong&gt;. A cura di Maurizio G. De Bonis e Valentina Trisolino per Punto di Svista, la mostra, organizzata da Officine Fotografiche, rimarrà aperta fino al 15 gennaio 2012. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;span&gt;&lt;span&gt;Nur, ovvero ‘luce&amp;#8217;: questo è il nome che la fotografa Monika Bulaj ha dato al suo progetto fotografico incentrato sull&amp;#8217;Afghanistan. La sua è una prospettiva originale, mimetica nel senso più stretto del termine: Bulaj si è letteralmente calata nella realtà complessa e sfaccettata di un mondo di cui, nel cosiddetto Occidente, giungono solo echi di violenza, guerra e strenui tentativi di un fondamentalismo mai domo di restaurare un clima di terrore e oscurantismo a fronte di un difficile cammino verso la democrazia&lt;/span&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’esposizione,  composta da trentasette immagini, di cui alcune di grande formato, pone  la propria attenzione sulla realtà afgana, la quale pur conoscendo la  sovraesposizione mediatica internazionale da ben dieci anni rimane,  special modo per il mondo occidentale, un’enigma velato di paure e  pregiudizi. L&amp;#8217;obiettivo del suo progetto è stato quello di mostrare il  mondo nascosto del popolo Sufi, le tribù nomadi e le minoranze che  abbracciano quest’antichissima tradizione pre-islamica, disprezzata dai  talebani wahhabita.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_lvhqxmOgh71r2rxw6.jpg"/&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Monika  Bulaj, con un taccuino e una fotocamera Leica, ha esplorato da sola  questo Paese, ne ha respirato l’essenza, conosciuto la bellezza umana e  del paesaggio. Si è inondata di luce, una luce che rende unico questo  territorio e che lei stessa definisce “un giardino luminoso”. Lo scopo  della Bulaj è quello di evitare gli stereotipi e di vivere dal di dentro  la vita delle popolazioni che intende studiare e capire. La  fotoreporter polacca è artefice di una fotografia documentaria non di  consumo, né banalmente cronachistica, quanto piuttosto di intensa e  appassionata analisi della condizione esistenziale di esseri umani di  cui in occidente si ha spesso un’idea distorta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Monika Bulaj&lt;/strong&gt; (1966)  è una fotografa, documentarista e reporter polacca. Da anni vive in  Italia, a Trieste. Ha collaborato per diverse testate giornalistiche tra  le quali Il Venerdì di Repubblica, National Geographic, EAST – European  and Asian Strategies, La Repubblica, D – La Repubblica delle Donne, Io  Donna – Corriere della Sera, Internazionale. Ha pubblicato diversi libri  tra i quali “Libya felix”, Mondadori 2002; “Donne, storie e progetti”,  Alinari 2004; “On the move”, SKIRA 2007; “Genti di Dio. Viaggio  nell’Altra Europa”, con la prefazione di Moni Ovadia, Frassinelli 2008.  Nel 2005&amp;#160;ha vinto il premio Grant in Visual Arts 2005 da parte di  European Association for Jewish Culture e nel 2009 il Premio Chatwin  “Occhio assoluto”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Nur (Luce)&lt;/em&gt;. Fotografie di Monika Bulaj&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A cura di Maurizio G. De Bonis e Valentina Trisolino per Punto di Svista&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Inaugurazione, venerdì 16 dicembre 2011 ore 18.00&lt;br/&gt;A seguire l’incontro con l’autrice&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La mostra prosegue &lt;strong&gt;dal 16 dicembre 2011 al 15 gennaio&lt;/strong&gt; 2012&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dal lunedì al venerdì H 10.00/13.00 – 15.00/19.30&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;INFO&lt;/strong&gt;&lt;br/&gt;Punto di Svista: &lt;a href="http://www.puntodisvista.net/" target="_blank"&gt;&lt;a href="http://www.puntodisvista.net"&gt;www.puntodisvista.net&lt;/a&gt;&lt;/a&gt; / &lt;a&gt;info@puntodisvista.net&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Officine Fotografiche via G. Libetta, 1&amp;#160;00154 Roma&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.officinefotografiche.org/" target="_blank"&gt;&lt;a href="http://www.officinefotografiche.org"&gt;www.officinefotografiche.org&lt;/a&gt;&lt;/a&gt; / &lt;a&gt;info@officinefotografiche.org&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;</description><link>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/13556782800</link><guid>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/13556782800</guid><pubDate>Wed, 30 Nov 2011 21:44:00 +0100</pubDate><category>Monika Bulaj</category><category>Roma</category><category>Officine</category><category>officine fotografiche</category></item><item><title>Nostalgia. Le fotografie di Marco Soellner da Wo-ma'n, la prima Home - Gallery dedicata alla fotografia.</title><description>&lt;p&gt;Sabato 26 Novembre 2011 alle ore 18.00, inaugura a Roma presso la Home Gallery Wo-Ma&amp;#8217;n, la mostra dell fotografo Marco Soellner dal titolo Nostalghìa, curato da Auronda Scalera, che rimarrà aperto al pubblico dal 26 Novembre al 22 Dicembre 2011.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La mostra è promossa da Officine Fotografiche e fa parte della Fase 2 di OcchiRossi Festival dove &amp;#8220;Le Mostre Invadono la Città&amp;#8221; e i luoghi non convenzionali, quali bar, panetterie, edicole, trattorie, fruttivendoli e parrucchieri, diventano spazi espositivi, per portare la fotografia ovunque e renderla accessibile non soltanto a un pubblico specializzato.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;span&gt;Wo-ma&amp;#8217;n è la prima home - gallery dedicata alla fotografia, un progetto nato a Roma nel 2010 dall’idea di Auronda Scalera e dalla passione dei fotografi Marta Rossato e Wolfango De Spirito, che hanno deciso di fondere il concetto di casa con quello di galleria. Dal living alla cucina, dalla doccia alle cabine armadio, tutti gli ambienti sono messi a &lt;/span&gt;disposizione per essere luoghi espositivi e, di volta in volta, ogni autore sarà chiamato a confrontarsi con questa nuova idea di esposizione. Ogni mostra diventa così un evento informale, simile ad una cena tra amici. L’auspicio è che questo nuovo modo di fruire l’arte e la fotografia si dilati velocemente per creare una rete di “case fotografiche” dove poter dare spazio a nuove idee e modi per godersi la fotografia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_lv8iyvfWnY1r2rxw6.jpg"/&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La seconda mostra ospitata nella home-gallery è Nostalghia/Ностальгия, dove l&amp;#8217;autore Marco Soellner si fa ispirare dal concetto di tempo ma soprattutto dal lavoro del cineasta russo Andrej Tarkovskij che vedeva nella fotografia la possibilità di fissare il tempo e documentare la sua prossimità alla memoria. &lt;span&gt;Le foto di Marco Soellner lavorano sulla fusione di passato e presente, il valore nostalgico dell’immagine, l’estetica del ricordo e, il tempo vivido delle foto è una finestra che dilata l&amp;#8217;occhio su spazi immaginari.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;#8217;autore è un archeologo del tempo, che ci svela luoghi a noi vicini ma sconosciuti di Roma, giocando con atmosfere sospese come se non appartenessero a nessun tempo preciso ma soltanto alla sostanza dei ricordi. Nostalghia è ciò che rimane rispetto a ciò che scorre: cattura l&amp;#8217;immobilità degli affetti soffusi e diffusi tra tende che filtrano il tempo e disintegra i corpi nella luce pulviscolare del sole. &lt;span&gt;Il Tempo qui gioca, tra l&amp;#8217;eterna tensione d&amp;#8217;essere immobile e nello stesso tempo immerso nella mobilità della vita che lo trascina inesorabilmente in esilio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sabato 26 Novembre, alle ore 19, la serata inaugurale sarà arricchita dalla proiezione del video Nostalghia/Ностальгия, realizzato dall&amp;#8217;autore per l&amp;#8217;occasione.&lt;/p&gt;</description><link>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/13313324249</link><guid>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/13313324249</guid><pubDate>Fri, 25 Nov 2011 22:14:55 +0100</pubDate><category>Wo-ma'n</category><category>Marco Soellner</category><category>Officine Fotografiche</category><category>OcchiRossi festival</category><category>Roma</category></item><item><title>MEMORANDUM – Festival della Fotografia Storica</title><description>&lt;p&gt;Apre a Roma dal 2 dicembre 2011 al 13 gennaio 2012 il Festival della  Fotografia Storica ME-MORANDUM, che l’ICCD propone per la prima volta  nella capitale. Promossa dall’Associazione Stilelibero in collaborazione  con la Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e l’ICCD,  la mostra è  allestita all’interno dell’ex chiesa delle Zitelle nel complesso del San  Michele a Roma.&lt;br/&gt;Sono in mostra i reportage di indagine sociale di  Giancarlo Terreo, 50 anni di storia popolare, dall’Italia ai Balcani, di  proprietà della Cassa di Risparmio di Biella. Accanto al fotografo  scom-parso nel 2006 troveranno spazio altri archivi: dalle foto della  guerra di Crimea di James Ro-bertson (Archivi Alberti La Marmora),  all’automobilismo sportivo (Archivi Pirelli), ai primi voli in aerostato  (Fondazione Famiglia Piacenza). Materiali che hanno animato la 2a  Edizione del Festival, tenutasi a Torino e Biella nel febbraio-marzo  201.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_lv8id32VP11r2rxw6.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;MEMORANDUM – Festival della Fotografia Storica si pone come  obiettivo la valorizzazione di immagini di grande valore  storico-culturale e di forte impatto emotivo ma spesso sconosciute,  rendendole “visibili”, alcune per la prima volta, al grande pubblico. &lt;br/&gt;Oltre  alla diffusione di questo ricchissimo patrimonio culturale “nascosto”,  il progetto si propone di aprire una discussione sui temi legati  all’archiviazione, dando vita ad una rete di soggetti attivi in questo  settore. L’evento dunque non è finalizzato alla mera fruizione ma vuole  realizzare un risultato concreto e aperto a successivi sviluppi,  proponendo strumenti e competenze che possano contribuire ad alimentare  nel tempo forme di attenzione attiva, spunti operativi, avvio di nuove  professionalità relativi ai temi su cui il progetto è incentrato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br/&gt;&lt;strong&gt;Informazioni utili:&lt;/strong&gt;&lt;br/&gt;inaugurazione 2 dicembre 2011, ore 18,00&lt;br/&gt;Prenotazone: non necessaria - telefono visite guidate 3-4 dicembre 2011: 06&amp;#160;58552220&lt;br/&gt;Orario:  3 dicembre 2011 - 13 gennaio 2012, dalle 10,00 alle 18,00, esclusi  sabato, domenica e festivi; Sabato 3 e domenica 4 dicembre apertura  straordinaria visite guidate con i curatori su prenotazione  tel. 06  58552220&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Roma, Istituto Centrale per il catalogo e la documentazione&lt;/strong&gt; &lt;br/&gt;&lt;strong&gt;Città: &lt;/strong&gt;Roma  &lt;br/&gt;&lt;strong&gt;Indirizzo: &lt;/strong&gt;Via di San Michele a Ripa 18  &lt;br/&gt;&lt;strong&gt;Provincia: &lt;/strong&gt;(RM)  &lt;br/&gt;&lt;strong&gt;Regione: &lt;/strong&gt;Lazio  &lt;br/&gt;&lt;strong&gt;Telefono:&lt;/strong&gt; 06&amp;#160;58552220  &lt;br/&gt;&lt;strong&gt;Fax:&lt;/strong&gt; 06&amp;#160;58332313   							&lt;br/&gt;&lt;strong&gt;E-mail:&lt;/strong&gt; &lt;a href="mailto:ic-cd@beniculturali.it"&gt;ic-cd@beniculturali.it&lt;/a&gt; &lt;br/&gt;&lt;strong&gt;Sito web:&lt;/strong&gt; &lt;a href="http://www.iccd.beniculturali.it"&gt;&lt;a href="http://www.iccd.beniculturali.it"&gt;http://www.iccd.beniculturali.it&lt;/a&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/13312740293</link><guid>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/13312740293</guid><pubDate>Fri, 25 Nov 2011 22:01:31 +0100</pubDate><category>Memorandum</category><category>Istituto Centrale per il catalogo e la documentazione</category><category>Archivi Fotografici</category></item><item><title>L’Italia e gli Italiani. Nell’obiettivo dei fotografi Magnum</title><description>&lt;p&gt;Un progetto fotografico d’autore promosso da Intesa Sanpaolo nell’ambito  di Progetto Cultura, in occasione del 150° anniversario dell’Unità  d’Italia.&lt;br/&gt;Per alcuni secoli la tappa italiana del Grand Tour, il  lungo viaggio nell’Europa continentale, ha rappresentato un momento  imprescindibile nella formazione delle classi colte europee.&lt;br/&gt;Il  “Viaggio in Italia”, tra i monumenti della Roma antica, le rovine di  Pompei ed Ercolano, tra Torino, Venezia, Firenze, Bologna, Napoli e la  Sicilia, nella culla di una cultura e di un’arte tra le più affascinanti  del Continente, era ritenuto un’esperienza indispensabile per  l’educazione dei giovani europei.&lt;br/&gt;Come a riprendere quest’antica e  affascinante tradizione culturale, nove grandi &lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_lv8i50lrme1r2rxw6.jpg"/&gt;fotografi dell’Agenzia  Fotografica Magnum hanno ripercorso il nostro Paese per un reportage in  chiave attuale e ce ne consegnano un’istantanea.&lt;br/&gt;La missione  fotografica, che si è articolata nel corso di sei mesi, è stata affidata  a Christopher Anderson, Harry Gruyaert, Mark Power, Mikhael Subotzky,  Donovan Wylie, Richard Kalvar, Bruce Gilden, Alex Majoli, Paolo  Pellegrin.&lt;br/&gt;Il risultato di questo lungo lavoro sono oltre 400 scatti  del tutto inediti, esposti nella mostra L’Italia e gli Italiani.  Nell’obiettivo dei fotografi Magnum. Curata da Gianfranco Brunelli e  Dario Cimorelli, l’esposizione è allestita nella prestigiosa sede di  Palazzo Reale a Torino, dal 24 novembre 2011 al 26 febbraio 2012,  organizzata da Intesa Sanpaolo in collaborazione con la Città di Torino,  la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del  Piemonte e la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici  per le province di Torino, Asti, Cuneo, Biella e Vercelli.&lt;br/&gt;La mostra è  realizzata in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia,  nell’ambito di Progetto Cultura, l’ambizioso programma pluriennale di  Intesa Sanpaolo che comprende un insieme di interventi ideati e curati  dall’Istituto, destinati a valorizzare i beni culturali e artistici che  costituiscono l’incomparabile ricchezza d’Italia.&lt;br/&gt;Il Progetto è  caratterizzato da un approccio alla cultura che scaturisce dalla piena  consapevolezza che il ruolo di un’impresa bancaria di rilevanza  nazionale è quello di concorrere non solo alla crescita economica, ma  anche, e inscindibilmente, a quella culturale e civile del Paese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_lv8i66w6BB1r2rxw6.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La  mostra L’Italia e gli Italiani non intende riproporre la ricostruzione  nostalgica dei paesaggi, delle prospettive e delle vedute oramai  inesorabilmente perdute, ma dare immagine alla vita dell’Italia e degli  Italiani nel 2011, un’occasione di riflessione sulla contemporaneità. Ha  inoltre l’obiettivo di raccontare un paese che si è sempre presentato  come un insieme eterogeneo di molti e diversi elementi, dove la storia e  la contemporaneità si intrecciano, convivono, si oppongono, dove la  tradizione si confronta con l’innovazione, le strutture urbanistiche con  le nuove richieste sociali, il paesaggio con l’industria in un  susseguirsi continuo di coerenze e contraddizioni, armonie e dissonanze.&lt;br/&gt;Il viaggio fissa nella memoria un’immagine del paesaggio naturale e di quello artificiale, di luoghi e persone.&lt;br/&gt;Si  tratta di un racconto che si snoda attraverso quelli che potremmo  definire i depositi della memoria (i borghi, le città, le piazze, le  biblioteche) e i nuovi luoghi d’incontro; le relazioni e le abitudini  degli italiani; il presente e il divenire; le marginalità sociali e le  solidarietà; la ricerca e le menti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br/&gt;In occasione della mostra è  pubblicato il catalogo delle foto (Silvana Editoriale), a cura di  Gianfranco Brunelli e Dario Cimorelli con testi di Marco A. Bazzocchi,  Pippo Ciorra e Flaminio Gualdoni.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Data Inizio:&lt;/strong&gt;25 novembre 2011 	    &lt;br/&gt;&lt;strong&gt;Data Fine:&lt;/strong&gt; 26 febbraio 2012 	    &lt;br/&gt;&lt;strong&gt;Costo del biglietto:&lt;/strong&gt; gratuito 	                  &lt;br/&gt;&lt;strong&gt;Luogo:&lt;/strong&gt; Torino, Palazzo Reale, piazzetta Reale  &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Orario:&lt;/strong&gt; tutti i giorni dalle 9.30 alle 18.30; chiuso lunedì&lt;/p&gt;</description><link>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/13312559273</link><guid>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/13312559273</guid><pubDate>Fri, 25 Nov 2011 21:57:21 +0100</pubDate><category>Magnum</category><category>Fotografi Magnum</category><category>L'Italia e gli italiani</category></item><item><title>Visita guidata gratuita alla mostra di Aleksandr Rodenko al Palazzo delle Esposizioni di Roma. A cura di Csf Adams  </title><description>&lt;p&gt;“L&amp;#8217;Avanguardia russa del XX secolo rappresenta un fenomeno unico non solo nell&amp;#8217;ambito della cultura russa, ma in quello della cultura universale. La straordinaria energia creativa prodotta dagli artisti di quella formidabile stagione rappresenta ancora fonte di nutrimento per la cultura artistica d&amp;#8217;oggi. Aleksandr Rodenko (1891-1956) è stato senza dubbio uno dei principali generatori di questa stagione creativa e intellettuale, rispecchiandone perfettamente lo spirito e l&amp;#8217;aura mitica. Pittura, design, teatro, cinema, grafica e fotografia, sono gli ambiti disciplinari in cui il portentoso talento di questa affascinante figura d&amp;#8217;artista si è cimentato, aprendo nuovi percorsi creativi per lo sviluppo successivo di ciascuno di essi. I primi anni Venti, in Russia, rappresentarono un periodo di transizione, in cui sperimentazione artistica e sociale coincisero. Fu allora, esattamente nel 1924, che Rodenko concentrò la sua principale attenzione sulla fotografia, col risultato di produrre un vigoroso cambiamento nel concetto stesso di quel mezzo espressivo. Da mero strumento di registrazione della realtà, la fotografia divenne un mezzo per la rappresentazione dinamica di costruzioni intellettuali. Rodenko introdusse in fotografia i principi dell&amp;#8217;ideologia costruttivista, sviluppando metodiche e strumenti per la sua applicazione. Il &amp;#8220;Metodo Rodenko&amp;#8221;, che comprendeva il ricorso a composizioni diagonali, sfocati progressivi, inversioni orientative, si trasformò col tempo in un repertorio di &amp;#8220;figure retoriche&amp;#8221; a disposizione di quegli artisti che, attraverso l&amp;#8217;adesione al linguaggio costruttivista, credevano nella possibilità di una trasformazione migliorativa del mondo e della civiltà. Negli anni &amp;#8216;30, soprattutto verso la fine del decennio, esasperato dalle critiche e dalla persecuzione del regime sovietico, Rodenko decise di ridiscutere le forme più radicali del suo pensiero creativo e si orientò ad un&amp;#8217;adesione progressiva verso i principi estetici del Realismo Socialista, senza tuttavia mai rinunciare ad un&amp;#8217;interpretazione originale e creativa degli stessi.&lt;br/&gt; Grazie alla tenace salvaguardia degli archivi famigliari, l&amp;#8217;immenso patrimonio d&amp;#8217;immagini di Rod enko è confluito nel primo museo russo dedicato alla fotografia, la House of Photography of Moscow, che insieme ai famigliari e ai maggiori specialisti di questo settore ha promosso una lunga e meticolosa campagna di studi di cui questa mostra è il risultato. Curata da Olga Sviblova, direttore della House of&lt;br/&gt; Photography of Moscow, la mostra presenterà circa 300 opere tra fotografie originali, fotomontaggi e stampe vintage.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Info:&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.csfadams.it/"&gt;http://www.csfadams.it/&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.palazzoesposizioni.it/MediaCenter/FE/CategoriaMedia.aspx?idc=544&amp;amp;explicit=SI" target="_blank"&gt;&lt;a href="http://www.palazzoesposizioni.it/MediaCenter/FE/CategoriaMedia.aspx?idc=544&amp;amp;explicit=SI"&gt;http://www.palazzoesposizioni.it/MediaCenter/FE/CategoriaMedia.aspx?idc=544&amp;amp;explicit=SI&lt;/a&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;  Vi accompagniamo a vedere la mostra&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; Domenica 27 novembre ore 10.30&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Appuntamento all’ingresso del Palazzo dell’esposizioni - Via Nazionale 194 Roma&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; Aperto a tutti, cogliete l’occasione di una visita guidata gratuita&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; (ma non dell&amp;#8217;ingresso che è a pagamento)&lt;/p&gt;</description><link>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/13159073229</link><guid>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/13159073229</guid><pubDate>Tue, 22 Nov 2011 16:28:58 +0100</pubDate><category>Aleksandr Rodenko</category><category>csfadams</category><category>Palazzo delle Esposizioni</category><category>Roma</category></item><item><title>Nan Goldin</title><description>&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/tumblr_lv0m1ugxGS1r5j6xqo1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br/&gt;&lt;img src="http://24.media.tumblr.com/tumblr_lv0m1ugxGS1r5j6xqo2_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br/&gt;&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/tumblr_lv0m1ugxGS1r5j6xqo3_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br/&gt;&lt;img src="http://24.media.tumblr.com/tumblr_lv0m1ugxGS1r5j6xqo4_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br/&gt;&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/tumblr_lv0m1ugxGS1r5j6xqo5_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br/&gt;&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/tumblr_lv0m1ugxGS1r5j6xqo6_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br/&gt;&lt;img src="http://24.media.tumblr.com/tumblr_lv0m1ugxGS1r5j6xqo7_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br/&gt;&lt;p&gt;Nan Goldin&lt;/p&gt;</description><link>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/13111445618</link><guid>http://www.totallyunnecessaryart.com/post/13111445618</guid><pubDate>Mon, 21 Nov 2011 15:39:30 +0100</pubDate></item></channel></rss>

