Esquire Theme by Matthew Buchanan
Social icons by Tim van Damme

03

Feb

Senza Veli. Scatti in B/N con l’unica Big One esistente. Manuel Guffanti in mostra da Wo-Ma’n

Sabato 4 Febbraio alle ore 18.00, inaugura a Roma presso la Home Gallery wo-ma’n, la mostra dedicata al fotografo Manuel Guffanti e al suo lavoro SENZA VELI a cura di Auronda Scalera.

La mostra Senza Veli è il primo risultato del progetto Big One, nato all’interno di Officine Fotografiche che ne è attualmente sostenitrice.

Wo-ma’n è la prima home - gallery dedicata alla fotografia, un progetto nato a Roma nel 2010 da un’idea di Auronda Scalera e dalla passione dei fotografi Marta Rossato e Wolfango De Spirito, che hanno deciso assieme di fondere il concetto di casa con quello di galleria. Dal living alla cucina, dalla doccia alle cabine armadio, tutti gli ambienti sono messi a disposizione per essere luoghi espositivi e, di volta in volta, ogni autore sarà chiamato a confrontarsi con questa nuova idea di esposizione. Ogni mostra diventa così un evento informale, simile ad una cena tra amici. L’auspicio è che questo nuovo modo di fruire l’arte e la fotografia si dilati velocemente per creare una rete di “case fotografiche” dove poter dare spazio a nuove idee e modi per godersi la fotografia.Senza veli, del fotografo Manuel Guffanti, rappresenta una serie di ritratti di grande formato in bianco e nero, realizzati con l’unica Big One esistente, costruita artigianalmente dall’autore. La Big One è un banco ottico di formato extra large che consente scatti fino alla dimensione massima di 70x70. L’autore la utilizza impressionando direttamente l’immagine su carta fotografica baritata positiva, in bianco e nero, evitando il passaggio classico negativo-stampa, producendo quindi un’immagine in copia unica.

Per l’autore, a cui piace molto sporcarsi le mani tra falegnamerie e officine meccaniche, è stato un passaggio fondamentale costruirsi da solo la macchina fotografica per sfidare le produzioni in serie industriali del mondo in cui viviamo; perché la foto, nel suo essere irriproducibile innesca un dibattito sulla riproducibilità tecnica che caratterizza le immagini contemporanee, contrapponendosi completamente all’odierno concetto copia- incolla caratteristico dell’era digitale e alla postproduzione; ed infine per l’alchimia profonda che si instaura nella camera oscura, in cui si svela la magia della fotografia.

Il progetto Senza Veli è nato quando uno dei soggetti ritratti, il grande fotografo Dario de Dominicis, ha indossato il peplo per farsi ritrarre e nel momento stesso in cui si è spogliato di tutti quegli orpelli, di cui si cinge ognuno di noi, è diventato una persona qualsiasi.

Lo scopo è togliere i veli della quotidianità che distinguono il proprio stile e la propria classe sociale - il ricco dal povero, il giovane dal vecchio, il bello dal brutto- e mettere tutti sullo stesso piano. Ciò che resta è l’essenza profonda delle persone, che attraverso lo sguardo ci mostrano quello che sono autenticamente.

Ogni viso diventa una mappa sul quale cercare qualcosa in più di se stessi fino a quel momento invisibile.

Senza veli è perciò uno svelare interiore del soggetto ritratto, che è costretto a guardare se stesso negli occhi, come in uno specchio che non ci riflette l’immagine della realtà ma bensì l’immagine della verità, che non sempre è facile da accettare.

ig

La posa apparentemente semplice avvolge i corpi quasi in un’unica piega, il corpo si fa tessuto, si fa drappeggio di carne, il corpo si fa piega. Piegare è un termine di derivazione latina plicare e sta per complicare, implicare, replicare e supplicare che a sua volta deriva da un verbo greco che significa piegare, intrecciare, torcere ecc., ovvero il verbo plékō. La piega complica, nasconde, moltiplica, intreccia come diceva Deleuze nel suo famoso saggio dedicato a Leibniz.

Questi ritratti tentano di portare alla luce la loro verità, che è nascosta nella piega, perché è solo nel dispiegarsi da quello che è un groviglio di complessità che è l’uomo, che l’essere può svelare la sua verità e mostrarsi alla luce della fotografia.

Sabato 4 Febbraio, alle ore 19, la serata inaugurale sarà arricchita dalla proiezione del video SENZA VELI nel quale verrà raccontato, in anteprima, tutto il complesso procedimento realizzativo delle immagini in mostra.

Auronda Scalera

Biografia Manuel Guffanti si occupa da anni di fotografia analogica e sperimentazioni fotografiche. Da sempre appassionato di camera oscura e di tecniche antiche di stampa, lo definiscono “fotografo nel senso più antico del termine”, per la sua passione di portare dentro le sue scatole magiche le persone ritratte. Ha esposto in Italia e all’estero ed è docente dei corsi di fotografia presso officine fotografiche. Il progetto della Big One è stato presentato ufficialmente durante l’evento-mostra Sport senza Frontiere nel 2010 organizzato da Contrasto e Reuters.

SENZA VELI

Sabato 4 Febbraio – Sabato 3 Marzo 2012

Inaugurazione: Sabato 4 Febbraio dalle ore 18 Preview stampa: Sabato 4 Febbraio alle ore 17,30

Home Gallery wo-ma’n

7° piano - Via Pietro Ruga 24, Roma (zona Pigneto)

Per visitare la mostra: citofonare int. 19 oppure chiamare Marta: 3289292135 o Wolfango: 3396111009

Sito: www.flatinexpo.org

Facebook: wo-ma’n

Email: press@flatinexpo.org

Partner:

Officine Fotografiche

tel.: 06 5125019

www.officinefotografiche.org

24

Gen

Esposizione internazionale di Fotografie a Roma: Obiettivi Obiettività. Uno sguardo incrociato tra arte e scienza

Obiettivi Obiettività è una mostra che mette in correlazione le fotografie provenienti dai due campi di ricercal’arte e la scienza per una riflessione da un lato sulla volontà d’interpretare il reale in termini d’espressione artistica e dunque allontanarsene, dall’altro, d’avvicinarsene il più possibile per analizzarlo scientificamente e comprenderne il significato. Da queste visioni opposte scaturiscono alcune considerazioni estetiche ed emozionali che a volte sigillano la loro unione. A corollario di questa tematica si pone anche la questione della ricerca, dell’innovazione. 

Che rapporto tra ricerca artistica e ricerca scientifica?  

La mostra è introdotta da Eugène Atget e Berenice Abbott per porre subito la questione dell’obiettività in materia di fotografia, dato che questi due artisti si rivendicano testimoni del loro tempo. La fotografia si vuole qui documentaria, atta a conservare tracce del passato.  Idea d’inventario “utilitario”, di “collezione” in Atget e preoccupazione del reale, captazione dell’“istante che svanisce” in Abbott, fino al suo interesse per la fotografia scientifica.  In contrappunto con questa obiettività intenzionale, sono presentati Bernard Plossu e Jan Dibbets, due fotografi che hanno scelto chiaramente percorsi soggettivi. Seguono opere di artisti contemporanei di diversi Paesi, di varie generazioni e notorietà, con le loro estetiche, le loro tecniche particolari, dall’analogico al digitale e che permettono di scoprire una parte della varietà delle proposte fotografiche di oggi. Senza rinunciare alla vocazione documentaria, la fotografia si è diversificata nelle sue funzioni e tendenze. La fotografia creativa si è emancipata dal ruolo di semplice testimone della realtà che le era tradizionalmente assegnato. L’opera diviene il risultato di un atto di composizione che, a volte, si prolunga al di là dello scatto con un lavoro di postproduzione. 

Nel caso della ricerca artistica, l’immagine si costruisce a partire da un progetto o da una attitudine che aspira all’innovazione. Questa diversità di punti di vista è accentuata dalla presentazione delle immagini provenienti dalla ricerca scientifica, quelle del Cnrs Images e dell’Institut Pasteur, ove l’obiettività intenzionale degli autori è insita nella deontologia professionale. Tuttavia la fotografia scientifica non è la registrazione passiva di una realtà, infatti, mette gli oggetti “in scena” e agisce sulla loro materialità con diversi procedimenti di colorazione, per esempio. Fornisce dei modelli per la ricerca, modelli fotografici che sono dunque delle rappresentazioni analogiche e, per questo motivo, fanno appello alla creatività del ricercatore fotografo. I risultati sono spesso di un interesse estetico sorprendente e suscettibile di cattivare gli utilizzatori al di là della loro funzione iniziale. 

I fotografi 

Eugène Atget: 37 fotografie, vedute del vecchio Parigi, la « Zona », parchi e giardini, ornamenti architettonici. Con la partecipazione eccezionale della Médiathèque de l’architecture et du patrimoine, Paris.  

Berenice Abbott: vedute scientifiche realizzate al Massachusetts Institute of Technology, Boston. 

I fotografi contemporanei:

Citati per sezione “a cura” 

Emilio D’Itri, direttore di Officine Fotografiche 

Bruno Cattani, Maurizio Cintioli, Stefano De Luigi, Luigi Spina, Ernesto Notarantonio, Giancarlo Ceraudo, Carlo Gianferro, Emanuele Inversi, Paola De Grenet, Fabiano Parisi, Manolo Cinti, Alessandro Dandini De Sylva, TerraProject Photographers.

Renata Tartufoli, presidente di Livre Lecture 

Bernard Plossu, Deborah Willis, Béatrix von Conta, Serge Clément, Arièle Bonzon, Béatrice Helg, Jacques Damez, Catherine Gfeller, Judith Albert, Julia Fullerton-Batten, Alejandro Gomez de Tuddo, Géraldine Lay, François Deladerrière, Rip Hopkins, Agnès Geoffray, Damien Darchambeau, Philippe Pétremant, Delphine Diallo, Aurore Valade. 

Jacopo Benci, vice direttore Belle Arti, Accademia Britannica 

John Riddy, Toby Glanville, David Spero, Lala Meredith-Vula.

Bas Ernst, responsabile culturale dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi 

Jan Dibbets,Fons Brasser, Anoek Steketee.

Arthur Weststeijn, responsabile culturale del Reale Istituto Neerlandese

Krien Clevis, Emily Bates, Rob Johannesma.

Mette Perregaard, direttrice del Circolo Scandinavo 

Tero Puha, Mikkel Olaf Eskildsen, Kirsi Marja Metsähuone, David Morrow. 

Le fotografie del CNRS Images 

30 fotografie a cura d’Adèle Vanot, responsabile della fototeca del CNRS e di Pierre Grech, ingegnere al CNRS, all’Institut d’électronique du Sud, specialista di microfotografia. 

Le fotografie dell’Institut Pasteur 

20 fotografie a cura di Michaël Davy, responsabile della fototeca dell’Institut Pasteur. 

Produzione e Organizzazione 

Livre Lecture, Officine Fotografiche

Partners

Istituzioni e organismi francesi:Ministère de la culture et de la communication, Médiathèque de l’architecture et du patri moine, Ministère de l’enseignement supérieur et de la recherche, Centre national de la recherche scientifique, Ministère des Affaires étrangères et européennes, Ambassade de France, Institut Pasteur. 

Istituzioni a Roma:Accademia Britannica, Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, Reale, Istituto Neerlandese, Circolo Scandinavo; Istituto Svizzero.

La mostra Obiettivi e Obiettività prosegue

dal 30 gennaio al 24 febbraio 2012
Dal lunedì al venerdì H 10.00 - 13.00 / 15.00 – 19.30

chiuso il sabato e la domenica - Ingresso Libero


Officine Fotografiche
via G. Libetta, 1 00154 - Roma
Tel + 39 065125019

www.officinefotografiche.org | of@officinefotografiche.org 

Per scaricare il catalogo online www.livrelecture.org email livrelecture@virgilio.it

30

Nov

Nur (Luce) fotografie di Monika Bulaj @ Officine Fotografiche di Roma.

 

Venerdì 16 dicembre 2011, alle ore 18.00, inaugura, presso le Officine Fotografiche di Roma, Nur (Luce) fotografie di Monika Bulaj. A cura di Maurizio G. De Bonis e Valentina Trisolino per Punto di Svista, la mostra, organizzata da Officine Fotografiche, rimarrà aperta fino al 15 gennaio 2012. 

 Nur, ovvero ‘luce’: questo è il nome che la fotografa Monika Bulaj ha dato al suo progetto fotografico incentrato sull’Afghanistan. La sua è una prospettiva originale, mimetica nel senso più stretto del termine: Bulaj si è letteralmente calata nella realtà complessa e sfaccettata di un mondo di cui, nel cosiddetto Occidente, giungono solo echi di violenza, guerra e strenui tentativi di un fondamentalismo mai domo di restaurare un clima di terrore e oscurantismo a fronte di un difficile cammino verso la democrazia

L’esposizione, composta da trentasette immagini, di cui alcune di grande formato, pone la propria attenzione sulla realtà afgana, la quale pur conoscendo la sovraesposizione mediatica internazionale da ben dieci anni rimane, special modo per il mondo occidentale, un’enigma velato di paure e pregiudizi. L’obiettivo del suo progetto è stato quello di mostrare il mondo nascosto del popolo Sufi, le tribù nomadi e le minoranze che abbracciano quest’antichissima tradizione pre-islamica, disprezzata dai talebani wahhabita.

Monika Bulaj, con un taccuino e una fotocamera Leica, ha esplorato da sola questo Paese, ne ha respirato l’essenza, conosciuto la bellezza umana e del paesaggio. Si è inondata di luce, una luce che rende unico questo territorio e che lei stessa definisce “un giardino luminoso”. Lo scopo della Bulaj è quello di evitare gli stereotipi e di vivere dal di dentro la vita delle popolazioni che intende studiare e capire. La fotoreporter polacca è artefice di una fotografia documentaria non di consumo, né banalmente cronachistica, quanto piuttosto di intensa e appassionata analisi della condizione esistenziale di esseri umani di cui in occidente si ha spesso un’idea distorta.

Monika Bulaj (1966) è una fotografa, documentarista e reporter polacca. Da anni vive in Italia, a Trieste. Ha collaborato per diverse testate giornalistiche tra le quali Il Venerdì di Repubblica, National Geographic, EAST – European and Asian Strategies, La Repubblica, D – La Repubblica delle Donne, Io Donna – Corriere della Sera, Internazionale. Ha pubblicato diversi libri tra i quali “Libya felix”, Mondadori 2002; “Donne, storie e progetti”, Alinari 2004; “On the move”, SKIRA 2007; “Genti di Dio. Viaggio nell’Altra Europa”, con la prefazione di Moni Ovadia, Frassinelli 2008. Nel 2005 ha vinto il premio Grant in Visual Arts 2005 da parte di European Association for Jewish Culture e nel 2009 il Premio Chatwin “Occhio assoluto”.

Nur (Luce). Fotografie di Monika Bulaj

A cura di Maurizio G. De Bonis e Valentina Trisolino per Punto di Svista

Inaugurazione, venerdì 16 dicembre 2011 ore 18.00
A seguire l’incontro con l’autrice

La mostra prosegue dal 16 dicembre 2011 al 15 gennaio 2012

Dal lunedì al venerdì H 10.00/13.00 – 15.00/19.30

INFO
Punto di Svista: www.puntodisvista.net / info@puntodisvista.net

Officine Fotografiche via G. Libetta, 1 00154 Roma

www.officinefotografiche.org / info@officinefotografiche.org

25

Nov

Nostalgia. Le fotografie di Marco Soellner da Wo-ma’n, la prima Home - Gallery dedicata alla fotografia.

Sabato 26 Novembre 2011 alle ore 18.00, inaugura a Roma presso la Home Gallery Wo-Ma’n, la mostra dell fotografo Marco Soellner dal titolo Nostalghìa, curato da Auronda Scalera, che rimarrà aperto al pubblico dal 26 Novembre al 22 Dicembre 2011.

La mostra è promossa da Officine Fotografiche e fa parte della Fase 2 di OcchiRossi Festival dove “Le Mostre Invadono la Città” e i luoghi non convenzionali, quali bar, panetterie, edicole, trattorie, fruttivendoli e parrucchieri, diventano spazi espositivi, per portare la fotografia ovunque e renderla accessibile non soltanto a un pubblico specializzato.

Wo-ma’n è la prima home - gallery dedicata alla fotografia, un progetto nato a Roma nel 2010 dall’idea di Auronda Scalera e dalla passione dei fotografi Marta Rossato e Wolfango De Spirito, che hanno deciso di fondere il concetto di casa con quello di galleria. Dal living alla cucina, dalla doccia alle cabine armadio, tutti gli ambienti sono messi a disposizione per essere luoghi espositivi e, di volta in volta, ogni autore sarà chiamato a confrontarsi con questa nuova idea di esposizione. Ogni mostra diventa così un evento informale, simile ad una cena tra amici. L’auspicio è che questo nuovo modo di fruire l’arte e la fotografia si dilati velocemente per creare una rete di “case fotografiche” dove poter dare spazio a nuove idee e modi per godersi la fotografia.

La seconda mostra ospitata nella home-gallery è Nostalghia/Ностальгия, dove l’autore Marco Soellner si fa ispirare dal concetto di tempo ma soprattutto dal lavoro del cineasta russo Andrej Tarkovskij che vedeva nella fotografia la possibilità di fissare il tempo e documentare la sua prossimità alla memoria. Le foto di Marco Soellner lavorano sulla fusione di passato e presente, il valore nostalgico dell’immagine, l’estetica del ricordo e, il tempo vivido delle foto è una finestra che dilata l’occhio su spazi immaginari.


L’autore è un archeologo del tempo, che ci svela luoghi a noi vicini ma sconosciuti di Roma, giocando con atmosfere sospese come se non appartenessero a nessun tempo preciso ma soltanto alla sostanza dei ricordi. Nostalghia è ciò che rimane rispetto a ciò che scorre: cattura l’immobilità degli affetti soffusi e diffusi tra tende che filtrano il tempo e disintegra i corpi nella luce pulviscolare del sole. Il Tempo qui gioca, tra l’eterna tensione d’essere immobile e nello stesso tempo immerso nella mobilità della vita che lo trascina inesorabilmente in esilio.

Sabato 26 Novembre, alle ore 19, la serata inaugurale sarà arricchita dalla proiezione del video Nostalghia/Ностальгия, realizzato dall’autore per l’occasione.

04

Nov

Photographers Days

In relazione alla prossima edizione dei Photographers Days viene lanciato un bando di selezione progetti,  con scadenza al 30 novembre, che permetterà alla curatrice Gigliola Foschi la scelta di 3 progetti fotografici che verranno esposti nell’ambito della manifestazione.
La mostra con le 3 personali a tema rientra nel programma del nuovo spazio espositivo dedicato che Photographers.it ha attivato a Milano presso la nuova sede del partner Obiettivo Reporter e rappresenta l’evento di esordio di tale spazio.
La mostra avrà luogo quindi a Milano nei giorni 25, 26, 27, 28 e 29 gennaio 2012 nello spazio dedicato di Obiettivo Reporter .

Il Tema dei progetti: oggetti quotidiani


Viviamo circondati da oggetti. Di cose di tutti i tipi: dalla semplice tazzina del caffè che ci ricorda i nostri riti quotidiani al nuovo gadget tecnologico davanti al quale passiamo parte delle nostra giornata, dall’umile sacchetto di plastica che non degniamo neanche di uno sguardo al  vestito alla moda che volevamo a tutti i costi.. Gli oggetti ci accompagnano durante tutta la nostra vita. Ma alcuni quasi non li guardiamo, tanto ci paiono insignificanti. Altri,  invece, divengono importanti perché magari fanno  parte della nostra storia o suggeriscono la nostra personalità. Altri ancora ci raccontano la vita delle persone che ci circondano o di coloro che arrivano in Italia da altri paesi. Alcuni  li amiamo altri di odiamo.

Come raccontare la nostra relazione con gli oggetti e i nuovi comportamenti che alcuni di loro hanno di recente determinato? Come dare loro un senso che ci racconti anche chi sono le persone che li usano o li hanno scelti?  A voi l’arduo compito di decidere come e che cosa vi pare più  importante raccontare attraverso le vostre immagini.

Per non lasciarvi troppo soli  ecco qualche nome di autori che si sono spesso cimentati  con questo tema:  Martin Parr (Sign of the Times, 1991), William Eggleston, Takashi Yasumura (Domestic Scandals), Peter Fischli e David Weiss,  Laura Letinsky, Chema Madoz, Luigi Ghirri, Alessandra Spranzi…


 

La mostra collettiva

La mostra con i tre progetti personali viene curata da Gigliola Foschi, che selezionerà i progetti a fine novembre tra quelli pervenuti in bando di selezione.

Vi sarà l’opening la sera del 25 gennaio nella sede di Obiettivo Reporter ma il pomeriggio dello stesso giorno, presso la sede principale dei Photographers Days, l’IIF, vi sarà una preview con una proiezione delle opere su schermo cinematografico in aula magna durante la tavola rotonda in apertura della manifestazione.
Verrà prodotto un catalogo dedicato, disponibile per la stampa on-demand.
La realizzazione tecnica delle opere sarà a cura degli autori.
L’Evento verrà promozionato dagli organizzatori dei Photographers Days su tutti i loro canali e sui canali dei partners dell’iniziativa.

Stato d’Italia. Le fotografie di Emiliano Mancuso, a cura di Renata Ferri @ Officine Fotografiche

Stato d’Italia è un viaggio lungo tre anni attraverso il Paese, quello dei nostri giorni, alla ricerca di storie, cronache e volti della crisi economica e sociale che stiamo vivendo: dagli sbarchi di Lampedusa alla vita nei palazzi della politica romana, passando per Rosarno e la rivolta dei braccianti africani, fino ai ragazzi di Taranto che vogliono rimanere lontani dai fumi delle acciaierie Ilva. Le fotografie di Emiliano Mancuso ripercorrono alcuni dei più importanti fatti di cronaca della recente storia italiana.  

Inaugura l’8 novembre presso Officine fotografiche,la mostra Stato D’Italia fotografie di Emiliano Mancuso. La mostra, a cura di Renata Ferri, resterà aperta fino al 9 dicembre.

L’inaugurazione sarà accompagnata dagli interventi di Renata Ferri, photo editor, Emiliano Mancuso, fotografo, Laura EduatiAndrea Milluzzi e Angela Mauro, autori dei testi di Stato d’ItaliaClaudio Corrivetti, editore Postcart, Matteo Orfini, responsabile nazionale Cultura e Informazione del Partito Democratico.

« C’è un tempo perfetto per la fotografia documentaria, è quello del cambiamento: tensioni, stati di crisi, guerre, rivolte, migrazioni, diaspore, emergenze ambientali e umanitarie. Per i fotografi il mondo è sempre a portata di mano, non ci sono confini e ostacoli al desiderio di andare a vedere; solo la censura e la violenza, figlie dei regimi totalitari creati dagli uomini, possono impedire loro il movimento della curiosità.

 

A volte però non è necessario andare lontano, Emiliano Mancuso si è fermato qui, nel suo Paese, per guardare e cercare di capire. E la fotografia può aiutare, lui ne è consapevole. Strumento narrativo efficace, sa come farlo: immediata, personale, coinvolta e partecipe. Pone domande, induce al dubbio. Registra i cambiamenti. Punta al cuore, lo sappiamo. Il bianco e nero, della più alta tradizione documentaria, rafforza la visione delle difficoltà di questo tempo. Il fotografo filtra e sceglie, così come fanno gli autori dei testi. Il risultato è un lavoro corale, svolto come un compito necessario, guardando la realtà e scegliendone dei frammenti e selezionando storie.

Un viaggio lungo tre anni attraverso l’Italia.


Paesaggi struggenti e violati aprono alla visione del territorio, alternano storie di uomini e di donne e della loro vulnerabilità. Queste immagini scorrono con un movimento circolare nel tempo presente, dense di citazioni e di riferimenti alla fotografia neorealista italiana.

C’è davvero un Paese che va a due velocità: un’Italia antica con facce di ieri e problemi irrisolti e una che guarda altrove e cerca di assomigliare a chi non è. Le storie dei senzacasa, dei disoccupati, degli immigrati sono frutto di quell’ “occhio testimone” che la fotografia sa conservare così bene e che così romanticamente ci congiunge con la storia passata, recente o remota che sia: di questa, ora più che mai, abbiamo bisogno.

Questo libro è un tentativo di comprendere chi siamo stati, ma soprattutto chi saremo. Perché siamo in trasformazione: ricominciamo a dire o a urlare ciò che non ci va più bene, sovvertendo previsioni e ordini.

In questa mostra sono più che mai evidenti i contrasti in cui si consuma il nostro paese. Commuovono le piccole storie, sconcertano i luoghi, i volti e le notizie; l’autore segue un filo invisibile e soggettivo, noi sappiamo che tutto è qui e ora.

Le immagini parlano con urgenza e passione, non dobbiamo aggiungere altro ».  Renata Ferri

 


Stato d’Italia è anche un libro edito da Postcart, con la prefazione di Lucia Annunziata, a cura di Renata Ferri e testi di Laura Eduati, Andrea Milluzzi, Angela Mauro e Davide Varì.