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20

Feb

Lo sguardo contemporaneo e ottimista di un grande creatore di immagini. A Bellinzona le fotografie di Hans Steiner

Seguendo il tracciato che l’ha vista confrontarsi con le più importanti espressioni artistiche del ‘900 e del secolo che si è appena aperto, l’attività espositiva del Museo Villa dei Cedri di Bellinzona inaugura il 2012 con un’importante retrospettiva che rende omaggio al grande fotografo Hans Steiner (1907-1962). Esponente di primo piano della fotografia europea del XX° secolo, Steiner ha scritto nell’arco di un trentennio (1930 - 1960) una delle pagine più ricche del fotogiornalismo elvetico.

L’esposizione dal titolo Cronache della vita moderna, curata da Daniel Girardin, Jean-Christophe Blaser del Musée de l’Elysée di Losanna e, per l’adattamento bellinzonese da Anna Lisa Galizia, propone una selezione delle immagini più rappresentative e più interessanti del fotografo bernese - oltre duecento opere tra tirature originali dell’epoca (vintage) e tirature recenti - e presenta il ritratto di una Svizzera assolutamente fuori dai cliché raccontandone l’evoluzione del costume. Gli scatti di Steiner sorprendono per la scelta dei soggetti. Raccontano come in tempi difficili non manchino i momenti sereni e offrono uno sguardo contemporaneo su un importante momento storico quale quello del dopoguerra svizzero, evidenziando i mutamenti della società attraverso immagini della vita quotidiana. L’obiettivo di Steiner riflette la fede nel progresso tipica degli anni ’50 e la convinzione che ad ogni male esista un rimedio.

La rassegna, inoltre,  pone l’accento sulla qualità grafica dell’opera di Steiner e sull’originalità dei soggetti in modo da non lasciare dubbi sul suo valore di “creatore di immagini”. Da un punto di vista stilistico i suoi lavori, soprattutto quelli realizzati per l’industria e la pubblicità, sono finemente arrangiati, caratterizzati da una perfetta padronanza della luce e da un linguaggio visivo e grafico complesso. Le sue composizioni sono oggetto ancora oggi di grande interesse perché corrispondono ad una concezione estetica moderna.
Conosciuto innanzitutto per i suoi reportage durante il secondo conflitto mondiale, Hans Steiner si è distinto anche per molti altri generi, fra cui i ritratti e le foto pubblicitarie,  ed è stato testimone privilegiato, talvolta poco convenzionale e risolutamente ottimista, di una società che stava evolvendo
verso il consumismo. A differenza di altri fotografi contemporanei, come Hans Staub, Paul Senn o Theo Frey che si mostravano sensibili verso le questioni sociali e la denuncia delle ingiustizie, Steiner non mai ha manifestato una vena politica. Ha cercato invece di evidenziare gli aspetti positivi della vita quotidiana mostrandone i piccoli eventi e i momenti felici: lo sport, le automobili, i nuovi ruoli delle donne, la vita urbana, i passatempi, i viaggi in paesi lontani, il volo, l’alpinismo o le scoperte tecniche sono i temi più frequenti documentati dalle sue10 fotografie ai quali seppe dare una rinnovata visibilità.

La mostra è prodotta dal Musée de l’Elysée di Losanna presso il quale è conservato il prezioso archivio di Hans Steiner composto da oltre centomila documenti tra fotografie e negativi; un’eredità che costituisce il suo manifesto esistenziale. In tempi recenti lo studio sistematico della sua opera ha portato ad una grande rivalutazione del suo lavoro che è sfociata in un progetto di valorizzazione, condiviso da diverse istituzioni svizzere tra cui l’Università di Losanna, Memoriav, l’Istituto Svizzero per la conservazione della fotografia e il Büro für Fotografiegeschichte. Questo straordinario fondo fotografico, restaurato e digitalizzato, ha reso possibile la prima retrospettiva dedicata al fotografo ed è stato esposto per la prima volta a Losanna. La mostra di Villa dei Cedri chiude un felice percorso espositivo le cui tappe sono state Winterthur e Martigny.

Hans Steiner: un destino da fotografo è il titolo del filmato di trenta minuti, realizzato da Daniel Girardin e proiettato in mostra, che presenta l’opera di Steiner da un punto di vista contemporaneo, ispirandosi a tutti gli aspetti che hanno portato alla sua riscoperta. La pellicola offre una panoramica del XX° secolo attraverso una selezione di trecento scatti che integrano la storia della fotografia e la storia della Svizzera con la vita del fotografo.
Accompagna l’esposizione un catalogo bilingue (francese e tedesco) che presenta una selezione di 220 fotografie oltre a diversi documenti a colori.

INFORMAZIONI
Museo Villa dei Cedri:  www.villacedri.ch
Ingresso:   biglietto normale chf 8.- / eur 5.50 | ridotto chf 5.- / eur 3.50

Orari Museo:  martedì - venerdi 14:00 -18:00 | Sabato, domenica e festivi 11:00 - 18:00 |lunedì chiuso
Aperture serali: fino alle ore 20.00 il primo giovedì di ogni mese

23

Gen

Elisa Abela - Un grosso affare. Fotoromanzi usati alla s.t. foto libreria galleria

A due anni dalla sua prima personale, Elisa Abela  presenta negli spazi di s.t. foto libreria galleria, dal 27 febbraio al 31 marzo 2012, una nuova serie di collage, frutto delle molteplici sollecitazioni che l’artista continua a cogliere in questa tecnica-simbolo della ricerca estetica del Novecento. 

Prima di approdare nuovamente a Roma, sempre dividendosi -o meglio moltiplicandosi, tra la creazione visiva e quella musicale- Abela ha esposto i suoi lavori al BOCS di Catania e alla Galleria Nopx di Torino, e ha partecipato al progetto collettivo itinerante Quadratonomade, in programma al Palazzo delle Esposizioni di Roma dal 29 febbraio al 4 marzo 2012.
Nel tempo trascorso e nello spazio percorso, Elisa Abela non ha smesso di giocare con le immagini e le parole via via trovate, raccolte, ritagliate, affinando e arricchendo i suoi procedimenti di appropriazione e messa in scena dei documenti cartacei del passato: dai collage su diverse tipologie di supporto (carta semplice, carta fotografica, singole pagine di vecchi libri, plexiglass, fogli di acetato)  ai libri d’artista (volumi del passato integralmente riallestiti con ritagli di varia provenienza e album creati ex novo a partire da un percorso narrativo svolto su singoli fogli), fino alla manipolazione tridimensionale degli stessi supporti cartacei.


Nella mostra Un grosso affare. Fotoromanzi usati, curata da Paola Paleari, confluiscono un nucleo di lavori direttamente ispirati dal repertorio dei rotocalchi illustrati del secolo scorso, accanto a una serie di opere in cui l’artista dà vita a nuove forme di racconto per immagini e ricrea ambienti di prossimità inedita tra fotografia e testo.
Fenomeno editoriale squisitamente nostrano, il fotoromanzo ha destato negli ultimi anni un nuovo interesse, sia come prodotto culturale atipico, specchio di un’epoca in transito dai perbenismi agli estremismi, sia per le sue possibili rivisitazioni in chiave contemporanea e sperimentale. Lo dimostra tra l’altro il progetto recentemente promosso dal Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo, con la produzione del fotoromanzo Ricordami per sempre (a cura di Matteo Balduzzi, con fotografie di Marco Signorini e testi di Giulio Mozzi) e della mostra-convegno Scene da fotoromanzo, a cura di Silvana Turzio.
Il fotoromanzo è prima di tutto colto da Elisa Abela come modello compositivo, un paradigma linguistico desueto ma ancora vitale di abbinamento tra parola e immagine: sia in quanto racconto illustrato, al quale concorrono tutti gli elementi presenti nella pubblicazione; sia per l’autonomia comunicativa di ogni singola scena fotografica, che si colloca nello spazio della pagina e nel tempo del racconto come un’unità propria, con una sua finitezza semantica e narrativa.
E’ poi naturalmente sui contenuti ideologici e simbolici tipici di questo genere di narrazione,  sul suo ricco repertorio di situazioni emotive reiterate, prevedibili, ma al tempo stesso sopra le righe, colme di pathos, che si esercita l’azione perturbante e manipolatrice dell’artista.
Ne è un esempio Una notte che non potrò dimenticare, in cui i frammenti tratti da un vecchio rotocalco -principalmente i primi piani dei protagonisti e le frasi d’amore e di gelosia che questi si scambiano nella finzione - vengono ricomposti in una sceneggiatura che lascia trasparire un nuovo universo di inclinazioni sessuali.
In un altro libro-collage, Anche io ho commesso un errore ( titolo-ritaglio tratto da una campagna pubblicitaria molto popolare nella sua versione televisiva, ai tempi di Carosello), una personalità nota come Mike Bongiorno - che all’alba della sua carriera fu anche attore di fotoromanzi - perde la sua aura rassicurante e si tramuta in una figura vagamente sinistra.
Un ciclo di collage non direttamente legato a una fonte foto-romanzesca, ma capace piuttosto di imprimere un tono di finzione autobiografica a un’opera di tutt’altra matrice,  è quello tratto da Il mio sistema per le donne dello scienziato danese J.P. Müller: un manuale di ginnastica femminile di grande successo, pubblicato nel 1913 e più volte rieditato con nuove illustrazioni, da cui l’artista ha estrapolato ed elaborato alcuni elementi ricorrenti in tre edizioni successive.
Nei lavori più recenti di Elisa Abela, il legame tra parola e immagine, oltre ad essere affidato al nastro isolante e al tratto di pennarello, è amplificato dall’utilizzo di materiali trasparenti capaci di produrre  una realtà multilivello, che distorcendo la tipica fissità della scena foto-romanzesca, rendono la lettura ancora più fitta, intricata, e dunque affascinante.
I supporti in materiale plastico e acetato sono utilizzati anche in altre opere: box tridimensionali che con la loro struttura incasellano  -o ingabbiano?- vecchie fotografie, e buste sigillate che insieme ad altre foto anonime custodiscono -o rinchiudono?- lettere provenienti dal passato e forse mai aperte.
La scelta di utilizzare  basi trasparenti e di operare una manipolazione plastica dei documenti cartacei, consente di moltiplicare i piani di lettura del collage, offrendo la visione simultanea delle sue diverse parti e trasformando dunque anche lo spazio esterno in un ulteriore livello di narrazione.
Il lavoro che dà il titolo alla mostra, Un grosso affare, si presenta appunto come una “storia a strati” in cui in cui l’artista, partendo da un manifesto pubblicitario degli anni settanta stampato su un supporto semitrasparente, e attraverso successivi interventi con pittura a olio, ritagli di riviste e nastro isolante, riesce a tenere simultaneamente in gioco più scenari di figurazione e di racconto.
Che le opere si sviluppino sulle due dimensioni della carta, o che tentino di interloquire con lo spazio circostante, l’obiettivo di Elisa Abela è sempre lo stesso: mettere in scena delle storie tanto simbolicamente stratificate e ambigue quanto immediatamente coinvolgenti.



Info 

Elisa Abela
UN GROSSO AFFARE
Fotoromanzi usati

a cura di Paola Paleari

con un testo di Silvana Turzio

27 febbraio - 31 marzo 2012; dal lunedì al sabato 10:30-19:30
opening: lunedì 27 febbraio,  ore 19:00

s.t. foto libreria galleria 

via degli ombrellari, 25 Roma 00193  +39 0664760105

info@stsenzatitolo.it  www.stsenzatitolo.it

12

Dic

La fotografia del Giappone (1860-1910). I Capolavori

Per la prima volta in Italia, nelle sale dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, l’affascinante selezione di oltre 150 stampe fotografiche originali realizzate dai grandi interpreti giapponesi ed europei di quest’arte, agli albori della storia della fotografia, fra il 1860 e i primissimi anni del Novecento.

Dal 17 dicembre al 1° aprile 2012, l’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti di Venezia ospita, per la prima volta in Italia, una mostra che presenta oltre 150 stampe fotografiche originali realizzate dai grandi interpreti giapponesi ed europei di quest’arte, agli albori della storia della fotografia, fra il 1860 e i primissimi anni del Novecento.

L’iniziativa, dal titolo La Fotografia del Giappone (1860-1910). I capolavori, curata da Francesco Paolo Campione, direttore del Museo delle Culture di Lugano, e da Marco Fagioli, coprodotta dal Museo delle Culture di Lugano e Giunti Arte mostre musei, cui si affianca, per l’appuntamento italiano, l’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, propone i capolavori di uno dei più importanti capitoli della storia della fotografia - nata in Europa ma subito sperimentata in Giappone - proprio nel periodo in cui, abbandonando un isolamento che durava da trecento anni, il Paese del Sol levante si apriva all’America e all’Europa, influenzando, con le immagini e le espressioni della sua creatività, il gusto dell’intero Occidente.

Inaugurazione: venerdì 16 dicembre, ore 18.00

Sono esposte le opere di alcuni grandi fotografi delle origini, primo fra tutti l’inglese Felice Beato (1833 - 1907) che, con un piccolo gruppo di artisti giapponesi, diede vita a uno stile, chiamato Scuola di Yokohama, e a una tecnica particolare. Questi personaggi riuscirono a unire la fotografia, la forma artistica più d’avanguardia di quel tempo, con la tradizione delle grafiche giapponesi, realizzando stampe fotografiche su carta all’albumina delicatamente colorate singolarmente a mano da raffinati artigiani.

Queste immagini destinate prevalentemente ai viaggiatori stranieri, offrivano rappresentazioni del paesaggio e della cultura giapponese, con una funzione che è sostanzialmente quella di produrre souvenir di viaggio e della memoria esotica. Tale genere esprime uno stile fortemente riconoscibile che non trova, allora, eguali nel mondo per la qualità dell’interazione fra la stampa all’albumina, la raffinatezza della ricerca fotografica e la finissima colorazione che, in alcuni casi, produce un risultato finale vicino a quello delle moderne fotografie a colori. 

Il percorso espositivo, organizzato per sezioni indaga la rappresentazione del paesaggio e la natura “educata” dalla cultura, il gusto dell’esotismo e il profondo rapporto tra la fotografia e le stampe del ukiyo-e, l’immagine della donna còlta nei molteplici aspetti della bellezza sublime, come in quello dei mestieri e delle attività della casa, della bottega e dei campi e della donna di piacere, ritratta nei quartieri a luci rosse chiamati “città senza notte”. O ancora, l’analisi degli stereotipi dell’immagine maschile, dai samurai ai bonzi, dai lottatori di sumo a tutti gli interpreti quotidiani di una realtà ideale che, talvolta, declina anche verso l’«anormalità» e il capriccio. 

La relazione fra il sacro e il profano viene esaminata attraverso una serie di fotografie che ritraggono le attività lavorative e altre scene di vita comune, i templi, le cerimonie e le feste. 

La mostra si conclude con le opere dei grandi interpreti della fotografia giapponese e straniera, come Kusakabe Kimbei, considerato il maestro nel realizzare sofisticate fotografie all’albumina colorate a mano.

L’esposizione è accompagnata da un importante volume, pubblicato da GAmm Giunti, che affronta con il contributo di diversi specialisti i differenti aspetti della fotografia in Giappone.

Data Inizio:17 dicembre 2011 

Data Fine: 01 aprile 2012 

Costo del biglietto: Per informazioni 199.199.111 

Luogo: Venezia, Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, Palazzo Cavalli Franchetti 

Orario: lunedì-domenica 10-18; chiuso martedì 

Sito Web: http://www.clponline.it

Venezia, Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, Palazzo Cavalli Franchetti 

Città: Venezia 

Indirizzo: Campo Santo Stefano 

Provincia: (VE) 

Regione: Veneto 

Sito web: http://www.clponline.it



(Fonte: beniculturali.it)